Cos, dov’è il piano per Finsiel?

La più importante software house italiana è passata di mano. Per giudicare la portata dell’operazione, occorrerebbe sapere quali strategie industriali l’hanno motivata.

Torniamo a mente un po' più fredda sul recente passaggio di Finsiel alla
Cos di Alberto Tripi.
Lo facciamo per tentare un riflessione più ampia
sull'attuale situazione delle aziende tecnologiche nazionali o di quello che ne
rimane.
Gli autori dell'operazione hanno esaltato il fatto che la più grande
software house italiana non abbia cambiato bandiera. Certamente, questo ha il
suo peso, ma per dare un giudizio più compiuto sulla validità e le prospettive
dell'acquisizione occorrerebbe un piano industriale, del quale, invece, per ora
non si è fatta menzione. Eppure, quando si esaminano le candidature di
potenziali acquirenti, come senz'altro ha fatto Telecom, questo dovrebbe essere
uno dei criteri principali di valutazione.
Accenture, che è arrivata allo
stadio finale della gara, o alcune fra le altre aziende che hanno concorso
certamente ne avevano uno. Se ne potevano discutere i termini, le ripercussioni
o i costi sociali, ma era una base di valutazione che, invece, al momento manca
per il gruppo che alla fina ha prevalso.
Troppo spesso, le operazioni che
riguardano aziende italiane, che l'acquirente sia un connazionale o meno, si
compiono, di questi tempi, pensando unicamente alla convenienza economica di chi
vende e di chi compra. A questa stregua, tuttavia, che un'azienda ceduta possa o
meno sventolare ancora il tricolore che differenza può fare?

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