Al Politecnico di Milano si è discusso di VoIp e della sua applicabilità al tessuto produttivo. L’apparato di legge non deve fare da ostacolo e, al di là della voce, non va dimenticata la centralità del dato.
Il Politecnico di Milano ha ospitato un momento di riflessione sulla convergenza di voce, dati e processi su Web, dando, in apertura, la voce a due esponenti americani, Jonathan Askin, esperto di Voip e Adam Bosworth, responsabile tecnico di Google.
Lo scenario d’oltreoceano, seppur in un sistema di leggi obsoleto che renderebbe alto il rischio di stallo, è segnato da un forte movimento della Ip communication, che Askin ha invitato a non considerare come tecnologia creata per la semplice trasmissione della voce, piuttosto come una modalità di comunicazione end-to-end.
Un enorme potenziale, quindi, che secondo Askin, sarà possibile sviluppare completamente quando “l’industria del Voip avrà trovato il suo Steve Jobs”.
Adam Bosworth ha posto invece l’accento sui dati, che vanno pur sempre considerati come le componenti essenziali del Web.
Il nodo, secondo Bosworth, sta attualmente nella complessità progettuale dello sviluppo di applicazioni. In sostanza, bisogna creare a monte il processo di convergenza voce, dati, Web.
"Eppur si muove". La famosa frase galileiana ha poi dato il titolo al dibattito intorno alla situazione italiana che, come ha spiegato in apertura il coordinatore Stefano Ceri, professore di Database Systems al Politecnico, a dispetto dei parecchi diffidenti, pare essere in movimento.
Alfonso Fuggetta, direttore del Cefriel, centro di ricerca, formazione e innovazione Ict del Politecnico, ha infatti constatato che oggi l’essenza della convergenza risiede nel fatto che tutto il mondo delle telecomunicazioni è informatico e che domani tutti i servizi saranno Ip based.
Un obiettivo che Fuggetta ritiene sia raggiungibile con l’adozione di nuove strategie di mercato, con la collaborazione fra discipline e con la semplificazione di un ingombrante apparato normativo.
Secondo Maurizio Cuzari, amministratore delegato Sirmi, il panorama italiano è ancora caratterizzato dall’obsolescenza delle normative, dalla difficoltà delle procedure e dalla diffidenza delle aziende nell’investire nell’Ict, mentre l’utenza privata appare sempre più disposta a spendere in Tlc come prodotto di intrattenimento.
Luca Filigheddu ha portato l’esperienza di Abbeynet, in qualità di centro di ricerca e sviluppo delle telecomunicazioni e tramite fra università e industria.
Uno sguardo sulla situazione attuale ha consentito anche a Filigheddu di constatare come il Voip significhi oggi servizi di comunicazione su Ip in generale, cui è sempre più importante poter accedere da diversi device e tecnologie di rete, che consentano la massima mobilità, tanto che si arriverà a perdere il concetto di utenza fissa e di utenza mobile.
La profonda integrazione fra Web e Voip, ha sottolineato Filigheddu, avrà non solo effetti di sviluppo di nuovi servizi, ma anche di rivoluzione dello scenario dei mercati.
Piero Fraternali, professore di Tecnologie Web al Politecnico e capo progetto di WebRatio, il Case tool sviluppato da Web Models, spin-off dell’Ateneo, ha riportato l’attenzione sulle difficoltà di sviluppo dei nuovi sistemi per la convergenza voce-dati. Focalizzandosi sui processi, ha proposto una strategia: osservare gli aspetti fondamentali di ogni applicazione, costruire una mappa dei requisiti dell’applicazione prima di cominciare i lavori, trasformare i modelli, ma anche saper riutilizzare ciò che già esiste.





