Confindustria: i ritardi italiani e le opportunità dell’allargamento a Est

a cura di Euroreporter.eu

L’Italia è in ritardo nell’attuazione delle politiche europee per le piccole e medie imprese. La ferraginosa macchina burocratica non ferma però la determinazione degli imprenditori di casa nostra che, rimboccatesi le maniche, hanno avviato iniziative, come quelle dei distretti industriali creati dalle imprese vicentine in Slovacchia, che dimostrano la capacità del nostro tessuto imprenditoriale di trasformare ogni cambiamento in un’opportunità. Ne abbiamo discusso brevemente con Andrea Montalsio, vice-presidente per l’Europa di Confindustria, la confederazione delle imprese italiane.

Oggi si è discusso di allargamento dell’Unione europea e delle ricadute che questo ha comportato per le imprese della vecchia Europa. Quali sono gli aspetti positivi e negativi dell’allargamento ad est
Da un lato l’allargamento dell’Unione europea è una grande opportunità per le piccole e medie imprese. Basti pensare al caso del consorzio della città slovacca di Samorin. La CONFINDUSTRIA di Vicenza ha  organizzato un cluster, ossia un distretto industriale, che opera nel settore della meccanica e dell’elettronica per aiutare le aziende e creare un interfaccia per organizzare la filiera produttiva.  Invece, come ho già spiegato nel corso della conferenza, l’architettura politica dell’Unione europea ha portato, dopo l’allargamento a qualche inefficienza, una situazione che dovrebbe migliorare con il trattato.

Qual è il valore aggiunto che il trattato può dare all’Europa?
Sicuramente una governance più federalista, non so se il concetto è esatto da punto di vista politologico, ma bisognerebbe avere un sistema dove al centro si prendano decisioni più importanti, con una leadership più forte e rapida. Un sistema che è possibile come ha dimostrato il turno di presidenza francese di Nicolas Sarkozi.

Oggi è intervenuto il vice presidente e commissario europeo per l’impresa Gunter Verheugen  a parlare delle iniziative europee messe in campo dalla Commissione Ue. A che punto siamo in Italia con l’attuazione di queste politiche?
Lo Small business act è un’ottima iniziativa per le piccole e medie imprese, purtroppo in Italia siamo ancora molto indietro. Lo Sba in Italia è ancora allo stadio iniziale ed è stato avviato relativamente di recente. Sono stati creati dei tavoli tecnici per presieduti dal Ministre per lo sviluppo economico Claudio Scajola e che coinvolgono anche le associazioni di imprese, anche Confindustria ne fa parte. I tavoli  sono stati creati a settembre, ma hanno cominciato a lavorare a pieno regime a marzo. Anche la direttiva sui ritardi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione è un’importante iniziativa.

Su quest’ultimo punto in Italia sembra ci sia un certo pessimismo. Molte associazioni non credono che la direttiva cambi molto e ricordano che una direttiva contro i ritardi sui pagamenti c’è già, ma non viene applicata.
Certo, la situazione italiana per i ritardi nei pagamento da parte dell’amministrazione pubblica era uno dei peggiori d’Europa. Il credito delle imprese verso la Pa ammonta a  60 milioni di euro. Se almeno il 20% del totale venisse dato alle imprese come dovuto, si risolverebbe  parte del problema della liquidità.

Su cosa deve puntare l’Italia in Europa? Come il nostro paese dovrebbe muoversi a livello Ue?
Essere più presenti presso le istituzioni dell’Unione europea, nella Commissione europea, ma anche nel Parlamento. Non intendo quantitativamente, ma qualitativamente. Avere più rappresentanti italiani qui a Bruxelles e parlamentari che abbiano una vocazione per l’Europa.  

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