Computerlinks ora è Arrow

Dal 1° giugno il cambio di denominazione sociale, in Arrow Ecs, sancisce definitivamente il passaggio di proprietà. Gradualità è la parola d’ordine per un distributore che punta al secure datacenter.

Dopo l’annuncio della scorsa estate e la formalizzazione di fine 2013, l’acquisizione di Computerlinks da parte di Arrow può dirsi definitivamente conclusa dallo scorso 1° giugno, con il cambio di denominazione sociale.
Computerlinks è dunque entrata a far parte della statunitense Arrow, classe 1935, oltre 16.000 dipendenti nel mondo, 21,4 miliardi di dollari di fatturato nell’esercizio fiscale 2013, posizione 141 nella Fortune 500.
Più precisamente è entrata a far parte della divisione Ecs (Enterprise Computing Solutions), alla quale afferiscono tutte le attività legate al mondo It.

Spiega Laurent Sadoun, presidente Emea e Worldwide Services: ”Il focus originario di Arrow da sempre è stato il mondo dell’elettronica. Dopo l’ingresso aggressivo nel mondo It, le attività dell’azienda sono state organizzate in due unit, Global Components ed Ecs, ed è in quest'ultima che dunque sono confluite le attività di Computerlinks”.

Presente in 29 Paesi in Europa, con l’acquisizione Arrow Ecs è entrata nel mercato italiano, finora non presidiato.
”In realtà, le sovrapposizioni tra le due aziende - prosegue Sadoun - erano minime anche in un mercato come quello del Regno Unito, dove Arrow opera con una struttura di 500 persone”.
Perfettamente consapevole del fatto che Computerlinks ha una tradizione di focalizzazione di nicchia, Sadoun sottolinea i punti di complementarietà e di sinergia che esistono tra le due società.
”La sicurezza è un elemento chiave per un distributore che vuole operare nell’ambito del secure datacenter di domani, come Arrow. Abbiamo disegnato una strategia a cinque anni, Five Years Out la definiamo, nella quale trovano spazio security, mobile, software defined datacenter”.
La volontà, ripete Sadoun, è quella di presidiare il mondo del datacenter, ”per il quale è evidente che servono anche altri vendor”, a partire ad esempio dai server.
Ma è chiaro che tutto avverrà con gradualità, tenendo conto delle potenzialità e delle prospettive di ciascun mercato.

Per quanto riguarda il nostro Paese, senza trascurare la congiuntura economica, le prospettive di crescita da qui a 2-4 anni ci sono.
”Il mercato delle piccole e medie imprese è ben sviluppato e ben presidiato da rivenditori skillati, che anno bisogno di valore aggiunto”, prosegue il manager.
Certo, è un mercato presidiato anche dal punto di vista della concorrenza, ”ma il nostro essere multispecialisti è ciò che ci contraddistingue”.
Nulla cambia nella struttura italiana, anzi. Sadoun esprime apprezzamento e fiducia per il management e, pur senza sbilanciarsi in previsioni e anticipazioni, promette dinamicità nei prossimi mesi, soprattutto nel portare nuove linee e nuovi brand che complementino l’offerta attuale.
Senza fretta però: Non vogliamo fare una rivoluzione: il business deve rimanere sostenibile. In questo momento il punto è l’implementazione dei processi e delle metodologie. Non vogliamo cambiare niente nella copertura del territorio italiano e del management: dalle sedi di Bolzano, Milano e Roma copriamo molto bene il mercato e siamo vicini ai nostri clienti”.

Un focus specifico, questo già si sa, meriterà però il cloud.
Uno degli obiettivi che Arrow si propone, anche in Italia, è quello di portare i rivenditori a trasformarsi in cloud resellers e gli Isv a indirizzare le tematiche SaaS.
Non c’è ancora una previsione in termini di tempi e di metodi, ma pare già chiaro che anche in Italia Arrow vuole portare la sua ArrowSphere, la piattaforma per lo sviluppo di servizi cloud indirizzata a rivenditori ed Msp. ”La piattaforma consente ai rivenditori di sviluppare un loro portale, automatizzando il provisioning di servizi cloud. Provisioni, metering, reporting e billing: tutto è automatizzato e tutto viene erogato in una logica di piccole fee mensili”.

Un ultimo commento spetta a Federico Marini, confermato managing director della filiale italiana, che esprime la sua convinzione rispetto al nuovo assetto societario sottolineando di aver a suo tempo caldeggiato la stipula dell’accordo, nel suo ruolo di membro del consiglio di amministrazione di Computerlinks.
”Crediamo che questa sia la perfetta combinazione delle nostre ambizioni”, commenta evidenziando l’asset strategico delle sinergie sviluppabili.
Del resto, finita la parte della burocrazia, adesso è arrivato il momento di sviluppare il nuovo business.

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