Computer Associates punta alla leadership nel software management

Il responsabile della filiale italiana, Alfonso Nobilio, analizza i vari fronti tecnologici su cui la società è impegnata e gli approcci adottati a seconda delle fasce di mercato. Fatturato e utili in crescita nell’ultimo esercizio 2003/2004.

In casa Computer Associates l’uscita di scena del Ceo, Sa-njay Kumar, è avvenuta in un momento in cui la società ha aperti numerosi cantieri: nuove procedure di controllo sui conti finanziari per evitare i problemi di contabilità degli anni precedenti, ma anche per rassicurare banche e finanziatori; riorganizzazione delle vendite con una maggior apertura all’indiretta ed evoluzione di alcune sue gamme software.


Ad Alfonso Nobilio, amministratore delegato e direttore generale di Ca in Italia, chiediamo come la filiale sta vivendo questa fase aziendale. "Innanzitutto, bisogna fare una distinzione tra Usa ed Europa riguardo alla storia dell’investigation, che peraltro si riferisce all’anno 2000 e solo in piccola parte al 2001, mentre gli altri anni sono regolari. Per quanto ci riguarda non abbiamo mai sofferto per questa situazione, in quanto va vista in un contesto di azienda estremamente sana, come peraltro dimostrano i dati dell’ultimo esercizio fiscale. Il fatturato, infatti, ha raggiunto i 3,28 miliardi di dollari, pari a una crescita dell’8%, mentre l’utile netto è stato di 25 milioni di dollari, un risultato per noi molto positivo in quanto veniamo da valori in perdita che abbiamo subìto per alcuni anni in seguito al cambiamento del new business model. Abbiamo, inoltre, 4,3 miliardi di contratti già stipulati, che garantiscono il nostro futuro. Quindi, ritornando all’uscita di Kumar, negli Usa la situazione dei problemi contabili ha impattato in maniera più pesante: c’erano degli scotti da pagare, per cui delle persone hanno lasciato l’azienda, tra le quali il Ceo, che è andato via "nello spirito di facilitare quanto prima possibile la chiusura dell’investigation" per citare le parole del nostro Ceo ad interim, Kenneth Cron. Va, comunque, sottolineato che a carico di Kumar non c’è mai stata alcuna azione legale. Non è, tuttavia, vero che siamo senza guida, perché abbiamo nominato anche un Coo, Jeff Clark, un manager molto stimato in Usa, che ha partecipato alla più grande operazione di merger nell’ambito dell’It, quella tra Hp e Compaq. In Europa, il management non è cambiato, in quanto da oltre tre anni lavoro con Hayley Tabor, che peraltro ha portato l’area a crescite significative. Inoltre, il team è rimasto lo stesso, per cui c’è continuità, arricchita da nuova linfa che non può che giovare alle strategie dell’azienda".

Nell’ultimo anno Ca ha ottenuto delle buone performance nell’area dei grandi sistemi e meno sulle piattaforme distribuite. È un problema di offerta?


"In realtà abbiamo seguito quello che è stato l’andamento del mercato, in quanto come dimostrano i dati degli analisti, c’è stato un continuo rinnovamento tecnologico nell’area del mainframe, che ancora rimane la piattaforma di riferimento per settori quali finance, Tlc e la stessa Pa. Inoltre, come mi confermano continuamente i nostri utenti, oggi i progetti principali riguardano la razionalizzazione delle infrastrutture, per cui dal momento che il mercato sta continuando a consolidare i dati di business mission critical su piattaforme mainframe, dove Ca ha un’ampia offerta, è logico che da qui derivino i maggiori risultati. In Italia in quest’area, nell’ultimo esercizio, abbiamo realizzato il 60% del nostro fatturato contro il 40% della parte distribuita, mentre nell’esercizio precedente avevamo quasi raggiunto la parità tra le due aree. Quest’anno, tuttavia, è andato più forte il mainframe. Non dimentichiamo, inoltre, che i grandi temi relativi al middleware sono end to end, quindi dal mainframe al pc. Per esempio in ambito storage, oggi si stanno abbandonando per certi versi i sistemi Das, Disk attached storage, per passare a soluzioni di Nas o di San. Ma la cosa più importante nello storage è che sta cambiando la percezione della valenza del dato all’intero delle aziende, in quanto diventa importante secondo la variabile che è data dall’utilizzo e dal periodo di creazione del dato. Quindi, quando il dato perde d’importanza, è chiaro che all’azienda conviene investire in sistemi di stoccaggio meno costosi rispetto a quelli dove deposita i dati più importanti. Tutto questo è stato etichettato come Information lifecycle management e tutte le soluzioni della nostra linea BrightStor, end to end, supportano pienamente questo nuovo tipo di architettura che sicuramente quest’anno i clienti andranno ad acquistare o quantomeno a prendere in considerazione, perché ormai è assodato che il dato ha una valenza dinamica. E se si pensa che nel processo di consolidamento per alcune aziende il mainframe rappresenta la parte principale, è chiaro che questa componente genererà un fatturato superiore alle altre. Un altro esempio, opposto, riguarda l’area dell’infrastructure management, che fa il paio con il problema topico della razionalizzazione delle infrastrutture informatiche. Un cliente potrebbe scoprire che oggi, analizzando i costi dei mips, nel razionalizzare le infrastrutture gli conviene fare il downsizing di alcune applicazioni mission critical, per esempio i sistemi Erp, su piattaforme Unix, che poggiano su un database. In questo modo libera delle risorse su mainframe, per cui invece di investire in macchine più grandi, fa un investimento più contenuto e, facendo sempre bene la valutazione tra costi/benefici, decide di spostare le applicazioni su una piattaforma più economica, che magari usa per sistemi di front office durante il giorno e che tiene spenta durante la notte. Anche davanti a un progetto di questo genere, che Ca affronta solo dal punto di vista tecnologico, siamo in grado di offrire tutte le soluzioni adeguate sotto il brand Unicenter".

Un altro fronte caldo è quello della sicurezza, dove Ca si è impegnata con una serie di nuove soluzioni, come il riconoscimento delle identità. Da tempo si va affermando che il problema da parte degli utenti non debba essere affrontato solo con la tecnologia, ma vada inserito all’interno di un progetto globale, che coinvolga tutta l’azienda. Qual è il vostro approccio?


"In quest’area Ca è in grado di interagire con proposte a 360 gradi e quindi anche consulenziali. Nella sicurezza bisogna però rendersi conto che le tecnologie sono l’ultimo dei problemi. È necessario, invece, portare valore nell’aiutare il cliente a rivisitare i processi e l’organizzazione, a rivisitare e razionalizzare l’infrastruttura tecnologica esistente. Poi, trasversalmente, su tutto questo si plasma la tecnologia di sicurezza. I processi devono essere rivisti, nell’ottica di consentire all’azienda di garantire disponibilità di servizio e di essere più competitiva sul mercato. Anche l’organizzazione deve essere rivista, in quanto non si può pensare di gestire la security fisica e logica di un’azienda pensando che sia compito dei sistemi informativi: è un qualcosa che sta a fianco di questi, ma deve consolidarsi in una struttura con un responsabile che deve ricevere il commitment dal top management per gestire l’area".

Le vostre nuove strategie di management software parlano di una suite che vede gli strumenti Unicenter, eTrust, BrightStor e Allfusion, appoggiarsi sul database Ingres, per consentire ai Cio di avere sotto controllo le infrastrutture, perché solo se ben gestite possono essere d’aiuto al business. Che cosa state facendo in concreto?


"Oggi Ca, sotto il nuovo brand "The management software experts" vuole in pratica affermarsi in un settore, che è quello della gestione del software, dove al momento non solo non esiste un leader chiaramente identificato, ma crediamo che non esista nemmeno il settore di mercato, per cui vorremmo crearlo, in quanto è quello su cui tutta la nostra offerta è focalizzata. Fondamentalmente, all’interno di ognuna delle quattro famiglie di prodotti citate, abbiamo dei cruscotti che consentono di gestire le singole aree di attività. Nell’ambito della sicurezza abbiamo realizzato quello che noi chiamiamo Security command center, che è il cruscotto di riferimento per tutte le attività di gestione della sicurezza. Nell’ambito dello storage, abbiamo lo Storage enterprise portal, che è il cruscotto da cui si possono gestire e monitorare tutte le diverse piattaforme di storage presenti nei sistemi informativi dei nostri clienti. E lo stesso vale anche per le aree degli strumenti di management e di sviluppo e test. Per cui queste quattro aree, che gli analisti definiscono middleware, rappresentano per noi il mercato della gestione del software, perché non basta avere le tecnologie, bisogna anche saperle gestire e per farlo l’utente deve disporre di viste uniche, di business process view dinamiche che, nell’ambito dei processi dell’organizzazione delle infrastrutture, gli consentano di capire come sta andando una certa area di business di cui quella parte di software è un pezzo della catena di produzione".

Oltre ad avere un’unica vista su tutte le aree software, sicuramente l’It manager può intervenire in modo dinamico sulla loro gestione.


"Non solo, ma può anche personalizzarle secondo la sue esigenze, può fare in modo che queste viste possano essere integrate in soluzioni già esistenti, anche di terze parti. Da parte nostra, inoltre, riceve un grande aiuto per razionalizzare e unificare tutte le informazioni che possiede. Questo approccio, se è anche affiancato dalla decisione di ridurre il numero dei fornitori di software che l’utente ha in casa, alla fine consente di ottenere significativi risparmi sul budget aziendale".

Per offrire questo supporto avete bisogno di essere affiancati da una società di servizi esterna o bastate voi, perché anche al vostro interno avete un’area dedicata ai servizi.


"Certamente, possiamo bastare noi, ma abbiamo anche voglia di lavorare con i nostri partner di riferimento per i tre settori di mercato cui ci rivolgiamo e cioè corporate account, enterprise account e small e medium business. È chiaro che se stiamo parlando di grosse organizzazioni, dove la gestione del middleware è all’interno di un progetto più ampio, lavoriamo senza problemi con grossi system integrator che possono utilizzare i nostri servizi professionali per implementare le nostre soluzioni, lasciando loro il ruolo di capo progetto, e fornendo la forza lavoro che riterranno opportuno utilizzare per offrire certi plus tecnologici. Se, invece, siamo nell’ambito della media impresa, la differenza può essere che non solo forniamo l’implementazione dei nostri servizi di consultant, ma forniamo anche dei project manager, per cui seguiamo noi il progetto. Poi c’è il mercato delle Pmi e qui abbiamo avviato un programma specifico, in quanto i vendor hanno il dovere di portare del valore con un approccio sempre più semplice".

È questo il punto dolente, perché ancora le Pmi lamentano di dover lottare contro un’offerta che diventa sempre più complessa e costosa da gestire.


"In effetti è vero, nonostante i vendor, tra cui anche Ca, si stiano impegnando di proporre un’offerta pacchettizzata e prezzata in modo diverso rispetto alla media e grande impresa. A livello pratico, infatti, affideremo completamente nelle mani dei nostri "affiliates partner", oggi circa 1.000, che comprano dai nostri distributori, un mercato che non solo deve essere approcciato con prodotti, ma anche con servizi adeguati. A supporto del canale abbiamo da qualche mese aperto il Client information center di Barcellona, che avrà il compito di generare dei contatti telefonici a livello di Pmi in lingua italiana, che poi verranno passati agli affiliates, i quali a loro volta saranno assistiti in Italia dal nostro Customer response center interno".

Il 31 marzo scorso avete chiuso l’esercizio 2003/2004. Come è andato?


"Il fatturato italiano ha chiuso oltre i 131 milioni di euro, in crescita del 6% sul precedente esercizio, un dato che mi soddisfa pienamente, visto l’andamento generale del mercato nazionale, in quanto abbiamo anche raggiunto un profitto prima delle tasse di 18 milioni e una posizione finanziaria netta in banca di 22,8 milioni, pari a una crescita del 45% rispetto al precedente esercizio".

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