Competitività It: all’Italia manca la ricerca

Il rapporto dell’Economist Intelligence Unit evidenzia i punti di criticità per il nostro Paese: l’investimento in ricerca e in risorse umane. Il parere di Luca Marinelli, di Bsa.

Non è un’Italia competitiva, quella che emerge dallo studio dell’Economist Intelligence Unit e sponsorizzato da Business Software Alliance presentato in questi giorni.

L’analisi misura in modo particolare la competitività del settore It, valutandola sulla base di sei fattori specifici: disponibilità di lavoratori specializzati, cultura aperta all’innovazione, infrastrutture tecnologiche, sistema giuridico, leadership di governo.

Sulla base di questi parametri, l’Italia si colloca al ventiquattresimo posto, dopo Austria ed Estonia, ma appena prima della Spagna, con un punteggio di 48,5 su 100.

Gli analisti consigliano di non esaminare il rapporto in un’ottica di raffronto rispetto allo scorso anno: i criteri di valutazione e il peso specifico degli indicatori possono cambiare. Più interessante, piuttosto, è l’analisi comparativa rispetto ad altre economie.

In effetti, già la comparazione della situazione italiana con i primi cinque Paesi che occupano la classifica, dà la misura della distanza che separa il nostro Paese dall’eccellenza.
Stati Uniti, Finlandia, Svezia, Canada e Olanda superano tutte la soglia dei 70 punti su 100, con gli Stati Uniti addirittura a 78,9.

Per quanto riguarda le economie di riferimento per il sistema Italia, il Regno Unito si colloca sesto con un punteggio di 70,2, la Francia è diciassettesima con 59,2, mentre la Germania è diciannovesima con 58,1.

Scendendo nel dettaglio, l’Italia è fortemente penalizzata per il punteggio molto basso ricevuto alla voce ricerca e sviluppo: si parla di 16,6 laddove gli Stati Uniti raggiungono il 61,3.
E questo dato finisce per mettere in discussione i pur positivi punteggi ottenuti su altri versanti, quali il dinamismo dell’ambiente economico (72,7), del sistema giuridico (73), la disponibilità di infrastrutture IT (52,5) e i supporti allo sviluppo dell’IT stessa (64,2), il ‘capitale umano’ (48,4).

“Un quadro che – commenta Luca Marinelli Presidente di Business Software Alliance in Italia – di fatto conferma una situazione nota da tempo: la mancanza di visioni di lungo termine. Soprattutto le piccole e medie imprese italiane continuano a lavorare con un respiro breve, attento al risultato immediato. Un respiro che mal si coniuga con le esigenze di un sistema attento invece alla ricerca e allo sviluppo”.

Considerato anche il punteggio decisamente migliorabile ottenuto alla voce capitale umano, Marinelli sottolinea anche la necessità di un’attenzione diversa anche al mondo scolastico e della formazione.
“E’ importante riuscire a creare delle sinergie, a sviluppare un’integrazione maggiore tra mondo della scuola e mondo del lavoro, così da favorire un circolo virtuoso”.

Il rapporto, nel suo complesso, evidenzia un settore che ha sicuramente risentito del clima economico generale, ma che sembra aver reagito in modo positivo. Resta da vedere come e quanto, nei prossimi mesi, la ripresa troverà nell’It un fattore di abilitazione e sviluppo.

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