Come evolve il ruolo del logistic manager in un’ottica di Scm

Nella quotidianità, questo professionista utilizza diversi strumenti che lo supportano nello studio e nella gestione delle dinamiche operative più adatte per il suo lavoro. La valenza strategica della formazione.

Progettare, realizzare e gestire i sistemi di supporto, garantendo l’approvvigionamento e la distribuzione delle merci su scala locale e internazionale, con un occhio all’orologio e un altro al magazzino: la capacità di controllo e supervisione di un logistic manager deve giostrare una serie praticamente infinita di variabili umane e operative, il che non contribuisce certo a rendere questo lavoro facile. Occorrono doti di management e competenze professionali adeguate e continuamente tenute sotto aggiornamento, rispetto a quelli che sono i paradigmi dell’offerta di mercato e delle nuove normative in materia.


Linea Edp ha intervistato Daniele Bacilieri, da una decina d’anni logistic manager di una multinazionale americana in Svizzera.

Com’è cominciata la sua carriera professionale?


"Dopo un’esperienza in Italia come pianificatore commerciale in uno stabilimento di apparati per le telecomunicazioni dove lavoravano circa duemila persone, ho iniziato la mia "avventura svizzera" in una compagnia americana, come responsabile della pianificazione produttiva. A distanza di due anni, ho avuto la nomina di material manager, una figura professionale che non è troppo diversa da quello che si intende in Italia per logistic manager.


Contemporaneamente alla posizione occupata nella realtà aziendale svizzera, dove lavorano circa 400 persone, ho avuto anche altre esperienze a livello europeo quali l’organizzazione dell’ufficio materiali e la logistica in un nuovo stabilimento di circa 600 persone in Ungheria, nella provincia di Budapest e mi sono occupato di consulenza per la riorganizzazione logistica relativa al ricevimento/ immagazzinamento/spedizione di un magazzino di distribuzione europea in Belgio a cui era affiancata l’organizzazione di trasferimenti e avviamento delle linee produttive provenienti dalla Svizzera nel mercato est-europeo. In pratica, mi occupo della gestione delle risorse necessarie a evadere le richieste dei clienti sia per quanto riguarda la tipologia degli articoli di prodotto che le risorse umane a supporto. Il mio lavoro è una figura chiave per quelle attività organizzative che coinvolgono azioni o materiali con tempi di consegna brevi, vale a dire dalle sei alle otto settimane".

Come potrebbe riassumere i suoi compiti prioritari?


"Innazitutto la pianificazione degli ordini in produzione, vale a dire la programmazione dei tempi di consegna al cliente, mediante un calcolo che viene effettuato in base alle risorse umane che l’azienda ha a disposizione. Inoltre, devo organizzare l’acquisto dei materiali in funzione dei fabbisogni degli ordini cliente. In una logica di supply chain, devo ottimizzare la messa a punto di sistemi che permettano la movimentazione dei materiali e risorse nelle varie fasi di preparazione delle merci: ricevimento merci, lavorazioni di trasformazione, imballo, preparazione per la spedizione, spedizione e consegna al cliente. Nel mio lavoro utilizzo diversi strumenti che mi supportano nello studio e nella gestione delle dinamiche operative e utilizzo i misuratori tipici del reparto logistico quali le rotazioni d’inventario, la gestione delle obsolescenze, la revisione dei contratti d’acquisto, il calcolo dei costi di trasporto nonché meccanismi di valutazione che permettono di identificare se l’attività può essere più conveniente sia internamente che esternamente".


Quali sono state le difficoltà operative più sentite, all’inizio della sua esperienza?


"La difficoltà maggiore è stata senza dubbio la gestione del tempo: spesso mi trovavo a lavorare tantissime ore e la resa non era mai proporzionale alla fatica. Mi ritrovavo a lottare con la frustrazione del non riuscire mai a concludere e a poter vedere la fine. Dopo un corso sulla deroga e l’utilizzo del tempo, finalmente sono riuscito a organizzarmi la giornata in un modo più rilassato".

Quali sono gli aspetti più ostici che trova nel suo lavoro?


"Senz’altro la disciplina personale. Il fatto è che, normalmente, vige l’abitudine di personalizzare a proprio gusto le attività quotidiane ma, in alcuni casi, queste personalizzazioni condizionano le attività date dall’organizzazione e questo fa sfuggire la capacità previsionale del management. Un altro scoglio è dovuto alla bassa attendibilità dei termini per i prodotti acquistati: in sede di offerta tutti sono pronti a prometterti mari e monti ma, nella maggior parte dei casi, questo si traduce con ritardi che vanno poi a incidere e condizionare i costi di trasporto e la produzione dei prodotti per i clienti. Una soluzione? Che i player del mercato assumessero un atteggiamento industriale più serio, offrendo maggiori informazioni e più assistenza al cliente dopo che è stata ordinata la merce, anziché prima dell’ordine. Paradossalmente, viviamo in una realtà commerciale per cui sembra che avere un ordine sia più importante che avere un cliente…".

Dovendo fare un confronto fra la sua esperienza in Italia e quella attuale in Svizzera, cosa ci può dire?


"Uno dei punti dolenti degli italiani è che, mediamente, riescono sempre a essere in ritardo o a sbagliare qualche cosa nelle consegne: quantità, imballo o documentazione accessoria. A loro favore, sul piatto della bilancia pesa il fatto che sono sempre pronti a sottoporti nuove opportunità di mercato. Personalmente, ritengo che il servizio giochi una grossa componente nella selezione dei fornitori e questo dovrebbe essere un elemento che dovrebbero considerare di più quando elaborano un’offerta. Altro problema con l’Italia sono le risposte per nuove forniture o offerte, generalmente in ritardo nel 40%-45% dei casi".

Oggi si parla spesso di una long life learning come opportunità per crescere professionalmente e per aprirsi nuove strade. Cosa ne pensa in proposito?


"Riguardo al discorso della formazione, essendo praticamente nato e cresciuto in una compagnia americana, sono oltre 10 anni che vivo in una dimensione di training in progress, utilizzando sia consulenti esterni che interni. Un altro elemento di fondamentale importanza è stata la formazione ricevuta direttamente dai miei superiori e dalle direttive aziendali, che mi hanno abituato a una visione più globale e a sistemi sempre all’avanguardia. Riguardo i sistemi informatici, penso che siano determinanti per svolgere,controllare e coordinare le azioni del mio lavoro. Bisogna, però, che rispecchino concretamente le reali esigenze e che siano allineate con le attività che devono supportare. Disciplinare le scelte dei programmi secondo quelle che sono le esigenze effettive è determinante perché si possa poi verificare una puntuale applicazione, il giusto utilizzo e una piena comprensione".

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