Citizenship e mal di pancia: l’equivoco dietro l’angolo

Il Governo chiede il contributo online dei cittadini per la spending review. Ma il merito di riconoscere una citizeship digitale rischia di perdersi di fronte all’assenza di metodo.

Tutti i cittadini, attraverso il modulo “Esprimi la tua opinione”, hanno la possibilità di dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili”.
Così, sul sito del Governo, il Presidente del Consiglio e con lui il neo nominato commissario Enrico Bondi chiedono ai cittadini il loro contributo per la cosiddetta spending review.

Un appello che di fatto riconosce l’esistenza di una citizenship che non si può più ignorare e che casualmente arriva proprio lo stesso giorno in cui Corrado Calabrò, presidente dell’AgCom, nella sua relazione di fine settennato attribuisce a Internet e ai social media un ruolo determinante nello sviluppo del Paese, arrivando a sostenere che “Internet è un cambio di paradigma nella produzione di beni, servizi,cultura e del vivere civile”.

Meglio tardi che mai, verrebbe da dire.
Se non fosse che, come spesso accade, il metodo e il merito non vadano di pari passo.
Bene il riconoscimento di una cittadinanza digitale attiva, vista per una volta come risorsa e non come minaccia.
Meno bene l’approssimazione con la quale il contributo viene richiesto.
Così come formulata la richiesta, per altro subito in qualche modo imitata anche da repubblica che ha addirittura creato una casella email ad hoc, dall’intestazione che poco lascia alla fantasia (segnalasprechi@repubblica.it), sembra quasi un invito alla delazione, alla segnalazione selvaggia sulla scorta del mal di pancia, dell’umore più che della effettiva percezione del problema, là dove problema davvero esista, del tutto priva di governance.

Un Governo che per la prima volta sembra prendere in seria considerazione il contributo che dal mondo digitale può venire alla sua azione non dovrebbe ignorare la ritualità delle best practices e dovrebbe da queste prendere spunto.

Nell’Unione Europea la consultazione pubblica, aperta ai cittadini, è pratica usuale.
Usuale e regolamentata, con precise scansioni di tempi e di metodi e con altrettanto precisi limiti di applicabilità e adesione.
Anche svincolandosi dalle eccessive rigidità del modello europeo, il Governo potrebbe aprire alla consultazione pubblica la spending review, in un’ottica meno spontaneistica e più costruttiva.
Per non correre il rischio di trasformare la cittadinanza digitale in un fastidiosissimo buzz.

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