Home Digitale Le Camere di commercio fanno scuola di digitale alle Pmi

Le Camere di commercio fanno scuola di digitale alle Pmi

Se prima erano le imprese ad andare in Camera di commercio adesso il percorso è al contrario. E uno dei tanti effetti della trasformazione digitale. Nell’ultimo anno infatti 2500 dei settemila dipendenti delle 90 Cdc ha frequentato un corso di aggiornamento per lavorare in modo completamente nuovo.

Oltre ai corsi di formazione interni stanno per essere selezionati 200 giovani “evangelisti” (i primi 60 sono già pronti) che andranno nelle imprese a spiegare cosa significa la digitalizzazione. È uno dei tanti modi per spingere il passaggio del sistema produttivo verso il digitale, l’industria 4.0 e l’internazionalizzazione.

Non è passato molto tempo da quando Matteo Renzi voleva abolire le Camere di commercio. Da allora però il passo indietro, almeno per il momento, l’ha dovuto fare Renzi, mentre le Camere di commercio si sono date una sveglia.

Con l’ultimo decreto è stata varata la riforma della struttura camerale che da mera anagrafe del tessuto produttivo italiano ora digitale diventa un ente proattivo. Intanto è prevista comunque una riduzione delle Cdc che da 130 sono passate a 90 e arriveranno a 60 e poi è stato dimezzato l’importo del contributo che ogni impresa deve pagare per sostenere la struttura.

I Pid delle Camere di commercio

Per le imprese sono stati varati 77 Pid, Punti Impresa Digitale che avranno il compito di visitare le aziende per verificarne la dotazione informatica, discutere la loro presenza online e l’eventuale attività nel commercio elettronico. I Pid realizzeranno anche video per raccontare le best practice e raccontare cosa è l’Industria 4.0 e il suo impatto sulle linee di produzione, nel servizio clienti e nella fatturazione.

Le imprese interessate all’innovazione saranno dirette verso il secondo livello, i Digital Innovation Hub territoriali, dove troveranno dei team di esperti che le seguiranno nelle scelte operative. Il terzo livello è un po’ come l’università dell’innovazione: sono i competence center dove le imprese sono messe in contatto con laboratori e centri di ricerca.

L’obiettivo dei Pid è di essere attore del cambiamento del sistema industriale coinvolgendo le Pmi che hanno il compito di innovare per prime e poi trasmettere la loro innovazione alla massa di 4,2 milioni di microimprese. Stiamo parlando di 340mila imprese secondo la classificazione dell’Istat.

Altri servizi proposti dalle Camere di commercio riguardano i progetti per i voucher all’innovazione, con i Pid che avranno anche il compito di aggregare più imprese su singoli progetti per aumentare le possibilità di approvazione, al nuovo ruolo dei Suap. Gli Sportelli unici per le attività produttive affidati ai Comuni, ma che nella metà dei casi i sindaci hanno delegato alle Camere di Commercio.

Il loro compito è gestire il fascicolo unico di impresa e dovranno farlo in digitale e su un’unica piattaforma in modo che ogni impresa che debba presentare una documentazione già esistente, depositata in occasioni precedenti, la potrà trovare in copia digitale nel suo fascicolo senza doverla riprodurre.

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