Bruxelles contro i ritardi nei pagamenti della Pa

a cura di Euroreporter.eu

Linea dura da Bruxelles contro i ritardi di pagamento: la Commissione europea ha proposto una nuova direttiva per portare a 30 giorni il limite massimo per effettuare i pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche alle imprese private e propone di multare le amministrazioni che non rispettino i limiti imposti.

Un passo in avanti importante per la rappresentanza europea delle unioni camerali, più preoccupate le Pmi europee: “la proposta va migliorata”. Il testo legislativo presentato della Commissione europea modifica l’attuale sistema in vigore per i ritardi nei pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche fissando un termine ultimo di 30 giorni per il saldo del dovuto all’impresa dal momento della presentazione della fattura.

Scaduti i termini gli enti pubblici saranno tenuti a pagare gli interessi, una compensazione per i costi di recupero e un indennizzo forfettario pari al 5% dell’importo dovuto a decorrere dal primo giorno di ritardo del pagamento. Bruxelles intende aumentare l’afflusso di liquidi a disposizione delle imprese europee, un fattore fondamentale in un periodo di flessione dell’economia.

“I ritardi di pagamento da parte delle amministrazioni pubbliche non dovrebbero essere più tollerati” ha riferito Günter Verheugen, Vicepresidente dell’esecutivo Ue e responsabile per Imprese e industria spiegando come “la proposta odierna dà un forte impulso per il superamento della crisi economica contribuendo ad evitare ulteriori bancarotte e promuovendo il flusso di capitale delle imprese per rafforzare la competitività delle imprese europee nel lungo periodo”.

Nell’Ue i pagamenti in ritardi ammontano a circa 1,9 miliardi di euro all’anno e, ha riferito Berlaymont per bocca del Vicepresidente dell’esecutivo Ue e responsabile per Imprese e industria, Günter Verheugen, “solamente il 5% delle grandi società in Europa e l’1,3 per cento delle piccole e medie imprese afferma di non essere colpito dal problema”.

Una spada di Damocle che pende sui destini delle piccole e medie imprese e che mette a dura prova le attività industriali tallonate dalla crisi economica. “Un fenomeno che”, secondo Bruxelles, “oltre ad ostacolare lo sviluppo delle aziende è all’origine del fallimento di imprese altrimenti sane, soprattutto laddove si tratti di piccole e medie imprese (Pmi)”.

I ritardi nei pagamento ammontano, in media, a 65 giorni calcolati su tutto il territorio Ue, fino a ritardi gravi di 180 giorni. Per l’Italia, secondo un sondaggio effettuato dall’Ue, i ritardi nei pagamenti sono aumentati dai 138 giorni del 2008 a 170 di oggi: “è il 50% delle imprese a lamentarsi per ritardi medi che vanno dai 2 ai 4 mesi”, mentre per il 25% la situazione è ancora tutt’altro che rosea, con dilazioni che toccano i 6 mesi.

Un problema che è stato sollevato ripetutamente a livello nazionale: dall’ Associazione Nazionale Imprese di Pulizia di Confindustria (Anip) che nel convegno di Napoli ha denunciato come il settore delle pulizie sia strozzato dai ritardati pagamenti della Pubblica Amministrazione, fino a Confindustria Lazio che ha espresso “forte preoccupazione” per le proroghe da parte della Regione e dei comuni a danno delle imprese private che operano nel trasporto.

A livello europeo l’iniziativa di Bruxelles che dovrebbe essere approvata entro il 2010, ha raccolto reazioni miste. Eurochambers, associazione che rappresenta le camere di commercio dei Ventisette paesi membri, ha accolto con favore l’iniziativa di Bruxelles e chiede che venga adottata prima della fine dell’anno.

Meno entusiasta la reazione dell’Ueapme, unione europea artigiani e piccole e medie imprese, che, senza nulla togliere al valore della proposta lamenta l’esclusione delle transazioni tra i private dallo scopo della direttiva: “una scelta”, ha riferito il Segretario generale Andrea Benassi, “che abbandona le Pmi contro i ritardi nei pagamenti da parte di clienti privati”.

L’associazione delle Pmi critica, inoltre, un altro punto della direttiva che permette alla pubblica amministrazione di estendere “quando giustificato” le scadenze dei pagamenti, “dando alla Pa”, si legge in una nota dell’Ueapme, “la completa libertà di perseverare nei comportamenti negligenti dal momento che l’Ue non ha scelto di fissare un tempo limite massimo per chi non rispetti la scadenza dei 30 giorni”.

Ma non solo, la decisioni di applicare degli interessi sui ritardi lasciata alle compagnie costituisce, secondo l’Unione delle Pmi, un’arma a doppio taglio per la micro-imprenditoria. “Le piccole aziende”, ha riferito a proposito Benassi, “avranno difficoltà nell’applicare queste regole di contratto con le grandi compagnie che potranno scegliere e selezionare i fornitori in base alla loro disponibilità a rinunciare a questa clausola”.

Detto ciò, unica soluzione sarebbe stata rendere obbligatoria l’imposizione di interessi, lasciando pochissimi spazi di manovra ai clienti delle Pmi che siano questi amministrazione pubblica o privati. Una battaglia che l’Ueapme è ben decisa a portare avanti rivolgendo il proprio appello a Parlamento europeo e Consiglio, tappe obbligate per l’adozione del nuovo testo legislativo.

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