Bpu, efficienza con l’opensource

Gianfranco Lorusso, Cio di Bpu, ci ha parlato di integrazione e opensource in banca.

Gianfranco Lorusso è responsabile It di tutta la rete del gruppo bancario Bpu, che fa capo alla struttura di quella che fu la Banca Popolare di Bergamo. La sua sede di lavoro, infatti, è sul cosiddetto "sentierone", nel centro di Bergamo bassa.


Costituitasi in Banche Popolari Unite in seguito a varie acquisizioni, la realtà bancaria orobica è fatta da 7 istituti di credito, con 1.200 sportelli e 1.400 punti Bancomat. E sono tutti dipendenti dal coordinamento di Lorusso, che ne ha gestito l'integrazione. Coordinamento in cui l'opensource ha recitato e recita un ruolo chiave.


Il Cio dell'istituto bergamasco, infatti, ha colto l'occasione dell'integrazione informativa per diffondere il modello open.


Tutti gli sportelli della banca hanno un server Sun Solaris, il che significa che i processi e i dati sono distribuiti, tanto che ogni filiale è autonoma rispetto alle altre.


Pertanto, il front office è potuto passare sotto Linux, ma senza forzature, ovvero seguendo il piano di obsolescenza programmata dei pc con Solaris.


Oggi il sistema operativo client è Red Hat, ma, anche qui, senza costrizioni o forzature: «amiamo molto il concetto di indipendenza dal fornitore - dice Lorusso - pertanto non si tratta di un legame indissolubile in assoluto».


«Io oggi ho solo due fornitori che mi tengono legato a doppio filo - prosegue Lorusso - Enel, per ovvi motivi "energetici" e Oracle, ovvero il database su cui è costruita la nostra infrastruttura informativa distribuita. Db2? Va bene per i mainframe, e noi non ne abbiamo. Il sistema più "ingombrante" da noi è un host, ereditato dalle acquisizioni, posto ad Ancona, con 300 Mips. È il server di filiale la base per le workstation operative».


Il lavoro di integrazione dell'infrastruttura tecnologica è stato condotto da Lorusso seguendo le due direttrici-mandato assegnate dal management: ottenere l'omogeneità di tutti i vari sistemi e perseguire l'efficienza del business. Per il primo obiettivo lo strumento è stato l'opensource, per il secondo la Business intelligence.


«Per raggiungerli - spiega il Cio - posso contare su una squadra che definisco senza mezzi termini "incredibile". Il mio staff It, in totale di 370 persone interne e 250 esterne, è a tutti gli effetti una software house. Noi sviluppiamo in casa il 90% del software che ci serve. Sviluppiamo tutto, tranne il software per le normative (Ias, Basilea2, ndr) che vale la pena comprarlo già pacchettizzato, dato che non ci si riesce a fare la differenza».


Per il resto, soprattutto per la filiale, Bpu usa Linux. «Che per noi - dice il manager -significa innanzitutto indipendenza dal fornitore e grande risparmio sul piano dei costi di licenza, e anche su quelli di supporto, che sono bassissimi. Facendo così noi spendiamo la metà degli altri».

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