Bi e data warehouse. Qual è l’approccio in Italia

Un’indagine di Assintel ha cercato di analizzare a che punto è l’utilizzo di progetti congiunti da parte delle aziende. La maggiore diffusione si riscontra presso quelle realtà che considerano l’iinovazione un fattore critico di successo. L’area più coinvolta è quella di commercio e vendite

Business intelligenge (Bi) e data warehouse (Dw) sono mercati toccati solo marginalmente dalla crisi. Per quanto riguarda la Bi, nel 2003 si stima che a livello mondiale possa raggiungere i 4 miliardi di dollari (fonte Meta Group) e che il giro d'affari raddoppi entro il 2006. Previsioni positive, dunque, nonostante la cautela degli investimenti It, ma proprio per la portata strategica del loro ruolo, queste soluzioni sono considerate sostanzialmente al riparo da grosse oscillazioni della domanda. Tra i principali protagonisti di questo palcoscenico troviamo player come Oracle, Business Objects, Microsoft, Sap, Ascential, Microstrategy, Ca, Sas, Cognos e Hyperion, ognuna con varie sfacettature.
Ma le aziende italiane che approccio hanno nei confronti della Business intelligence e del data warehouse? Questo tema è stato l'oggetto di un'indagine, condotta da Mate per conto di Assintel, nel corso del primo trimestre 2003 presso 400 medie e grandi aziende italiane (dai 50 ai 1.000 addetti) con lo scopo di misurare la portata dell'uso di soluzioni, appunto, di Dw e Bi. Lo studio si è concentrato su due livelli di analisi: l'area di Milano e provincia e il contesto italiano. In particolare, dall'indagine è emerso che il 65% delle aziende considera altamente strategica la possibilità di avere dati aggregati e organizzati. Le imprese milanesi, che hanno adottato soluzioni di datawarehouse e Bi sono il 31%, mentre è leggermente inferiore la percentuale italiana (26%). Se, però, si considerano le aziende con più di 200 addetti di Milano e provincia, la percentuale di realtà che dispone di infrastrutture per il Dw e di tool di Bi sale al 42%.
"In virtù del ruolo strategico che rivestono, data warehouse e Business intelligence sono le applicazioni di e-business più diffuse nelle aziende - ha detto Valeria Tonella, responsabile ricerche di Mate -. La maggior parte delle imprese interpellate appartiene al comparto dell'industria, ma l'area più coinvolta in questi progetti è quella del commercio e delle vendite, seguita da amministrazione e finanza, controllo di gestione, customer care e produzione".
Le soluzioni di Bi e data warehouse sono presenti soprattutto tra le aziende che considerano come fattore critico del loro successo l'innovazione. Sono, inoltre, particolarmente diffuse nelle società che dispongono di un'extranet. Più precisamente, il 28,1% delle aziende che possiede un'intranet e il 38,3% di quelle dotate di un'extranet dispone di piattaforme e software di Bi. Nel 56% delle aziende milanesi e nel 50% di quelle italiane, l'accessibilità a Dw è consentita non solo all'alta direzione e ai responsabili delle aree funzionali, ma anche al personale addetto alle funzioni operative. L'87% delle imprese di Milano (81% nel resto dell'Italia) dispone di sistemi di reporting articolati per le funzioni aziendali, mentre circa il 18,1% (30,5% nel resto del Paese) ha organizzato il sistema per livello gerarchico. Rimarchiamo che la somma di questi due valori non è uguale a 100 perché in alcune situazioni le aziende hanno adottato soluzioni ibride. Inoltre, solo l'8% delle aziende milanesi dotate di applicazioni di Bi (un po' di più in Italia, l'8,6%) dispone di funzioni di data mining.
La principale motivazione che ha spinto il campione a sostenere investimenti per dotarsi di sistemi di Bi e Dw è la possibilità di attingere a una migliore comprensione dei dati. Per quanto riguarda, invece, la tecnologia utilizzata per l'implementazione di queste soluzioni, al primo posto c'è Microsoft, seguita da Business Objects, Sap, Cognos e Oracle. Più che per le soluzioni standard, la preferenza delle aziende intervistate sembra ricadere, soprattutto, su software ad hoc legati al gestionale già in uso. "Le difficoltà indicate dalle aziende nell'implementazione di queste soluzioni - ha concluso Valeria Tonella - riguardano i lunghi tempi di realizzazione, le resistenze culturali, i costi aggiuntivi e la difficoltà di misurare il Roi. Il maggior deterrente all'investimento in soluzioni di Bi e Dw, per le aziende che ne sono ancora sprovviste, è il fatto di non trovare valore nella loro implementazione".

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