Axioma si espande con acquisizioni e nuovi finanziatori

La software house milanese, grazie anche al supporto di partner del calibro di Gruppo B&S, sta attivamente investendo in nuovi progetti, quali i marketplace, e in aziende, come il gruppo Dataware, di cui ha comprato la quota di maggioranza. In prospettiva, l’ingresso in Borsa.

La forte crescita realizzata negli ultimi sei anni dalla software house milanese Axioma, e che l’ha porta a raggiungere un organico di 330 persone (considerando anche il contributo della recente acquisizione della quota di maggioranza del gruppo bolognese Dataware, specializzato nello sviluppo e installazione di software applicativi) in realtà è frutto d’investimenti importanti e mirati realizzati negli anni ancora precedenti, come ci spiega Andrea Maserati, presidente e amministratore delegato di Axioma, nonché presidente di Fed (Federazione Economia Digitale). Nel periodo della scorsa crisi del mercato dell’It, risalente al ’91, ’92 e ’93, quando tutti frenavano e licenziavano dipendenti, in Axioma abbiamo "tirato la cinghia" per riuscire invece a fare gli investimenti che oggi sono alla base dei nostri nuovi progetti, perché ero fiducioso che il mercato sarebbe ripartito. E quando è successo, eravamo già pronti con la nostra nuova soluzione Erp S/5, quella con tutti i data base, con i processi e le applicazioni nuove". Entra subito nel vivo il nostro incontro con Maserati, che prosegue: Un altro fatto che ci ha aiutato è stata l’affermazione dei sistemi standard, Unix e soprattutto dei database. Noi siamo stati tra i primi a capire l’importanza dei database, forse anche troppo in anticipo sui tempi, ma oggi il mercato ci dà ragione perché un’azienda non può fare niente senza un valido database. Però questo approccio rappresenta un cambiamento a 360 gradi rispetto a quello tradizionale, tantè che all’epoca uno dei grandi problemi che avevano le aziende era di riuscire a trovare gli sviluppatori che fossero in grado di passare dal Cobol ai linguaggi di quarta generazione".

Una crescita così vorticosa avrà richiesto qualche riorganizzazione nell’approccio al mercato.


"Ci siamo riorganizzati a varie riprese e oggi la strategia che ci apprestiamo a mettere in atto è quella di avere un capo per ogni area di attività, quindi dell’area Scm, dell’area Crm, dell’area legata all’Erp, e poi probabilmente un capo di quello che è l’Iep, il cosidetto Internet enterprise portal o marketplace, nuova area di attività. Poi all’interno di tutte queste sezioni ci saranno le verticalizzazioni dei segmenti di mercato che seguiamo come banche, industria, turismo, logistica, servizi e così via. La nostra strategia, dunque, è presto detta. Riguardo al nostro Erp tradizionale S/5, che è alla base della nostra offerta software, stiamo sviluppando l’extended Erp per ciascuno dei mercati verticali prima citati. Oggi abbiamo praticamente già finito gli sviluppi per il settore dell’industria, dove abbiamo l’offerta più forte in assoluto, e anche per il turismo, mentre stiamo lavorando per completare anche gli altri settori".

Visto che dedicherete un’area ai marketplace segmentata per i settori di vostra competenza, vuol dire che credete nel loro sviluppo futuro, anche se in Italia si sentono notizie di chiusure...


"Secondo me i marketplace in futuro avranno una grandissima valenza. La prima è che quando Axioma fa un marketplace, significa che realizza un software per una comunità di aziende che non può permettersi un portale privato e spendere miliardi. E una volta sviluppato un marketplace con tutte le caratteristiche relative a una specifica area di mercato, per esempio per il turismo, ci mettiamo in moto per offrire alle aziende interessate, a costi contenuti, la licenza d’uso".

È quindi una specie di approccio Asp per i marketplace.


"Esattamente. Per fare un esempio concreto, nel turismo con Web Agency, il nostro marketplace che offre servizi di e-travel a tour operator e agenzie di viaggio, quest’anno venderemo circa tre miliardi di licenze della nostra piattaforma. Stiamo cominciando a lavorare sull’industria e infatti proprio di recente ho perfezionato l’acquisto della società Verticalmec, un marketplace nell’ambito dell’industria meccanica, e siamo già molto avanti nel discorso dell’Ict e delle banche. Come Axioma mi pongo, quindi, l’obiettivo di raccordare ogni settore con il suo marketplace e con il suo Crm. Sono anche convinto che, in una logica Asp, il marketplace sia uno dei più formidabili strumenti per vendere i posti di lavoro. Mi spiego: se un’azienda industriale non ha i soldi per farsi un suo marketplace, probabilmente aderirà a "n" marketplace per diventare il più possibile multicanale. Avrà, però, il problema di aggiornare continuamente il suo catalogo sui vari portali, per cui o si dota di persone interne che svolgano questo ruolo o può ricorre ai miei servizi di outsourcing che svolgono questo specifico compito. Il problema, piuttosto, soprattutto in Italia, è che tutti usino lo stesso linguaggio per razionalizzare i dati e affrontino il problema come già si è fatto a suo tempo con le transazioni".

Quanto vi coinvolge il problema euro e a che punto sono i vostri clienti, visto che a metà 2001 si valuta che circa un 60% delle Pmi non sia ancora pronto?


"Fino a poco tempo fa ero abbastanza preoccupato perché come Axioma abbiamo una capacità produttiva di 30 anni uomo, mentre ad aprile avevamo in portafoglio contratti pari a circa 40 anni uomo. Poi, per fortuna, siamo riusciti in un colpo solo a inserire 15 persone e ora stiamo recuperando. Fortunatamente, con in nuovi contratti siamo anche riusciti a convincere i clienti ad adottare un approccio graduale e ad adeguare all’euro inizialmente tutta l’area amministrativa, la fatturazione e i magazzini, mentre Axioma pensa alla conversione della fatturazione in un secondo tempo. Così facendo lo sforzo iniziale è minore".

Tanti progetti, tanti investimenti ma anche tanti costi. Parliamo un po’ di cifre e dei nuovi investitori?


"Abbiamo chiuso il 2000 con un aggregato a livello di gruppo di quasi 44 miliardi di lire e un utile operativo di circa 7, mentre per il 2001 senza acquisizioni dovremmo arrivare a oltre 60 miliardi, ma con l’ingresso di Datware dovremmo arrivare tra i 70 e gli 80. Sul fronte investitori il discorso è più complesso".

Perché sono quelli che vi supporteranno a entrare in Borsa? E quando?


">In prospettiva è così, ma al momento non ho nessuna fretta e nessuna necessità di entrare in Borsa, per cui andrò al Nuovo Mercato quando ci saranno le condizioni per un esordio positivo, che prevedo non prima del 2002. In realtà, avrei potuto rischiare di più e prepararmi ad andare in Borsa da solo, anche senza il supporto di un investitore, perché Axioma guadagna da vent’anni e anche quest’anno faremo un utile operativo che sarà tra gli 8 e i 10 miliardi di lire, avendo però già spesati 6 miliardi di R&D. Con questa profittabilità non avrei problemi a ottenere dei finanziamenti dalle banche, ma se avviene nell’It un’altra "gelata" com’è successo nel ’91 non voglio correre il rischio di ritrovarmi con l’assillo delle banche. È per questo ho accettato l’ingresso di finanziatori del calibro di Gruppo B&S, una delle più importanti realtà italiane nel private equity che con il fondo Ipef III di cui è advisor, ha acquisito il 19% di Axioma. Invece l’operazione legata alla Cassa di Risparmio di San Miniato, la terza banca toscana per importanza, che ha rilevato l’1% di Axioma, in realtà è frutto di un accordo di partnership tecnologica relativo alla nostra fornitura di un extended Erp e di soluzioni di e-business".

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