Apple prepara la svolta su Siri: Gemini al centro della nuova strategia AI

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Apple si avvicina a una delle svolte più significative nella storia di Siri. Secondo quanto riportato da Mark Gurman di Bloomberg, l’azienda è pronta a introdurre una nuova generazione dell’assistente vocale basata sui modelli Gemini di Google, segnando un cambio di rotta netto nella propria strategia sull’intelligenza artificiale.

La decisione arriva dopo mesi complessi per Apple Intelligence, tra ritardi, aspettative disattese e una crescente pressione competitiva da parte di OpenAI, Google e Microsoft. L’obiettivo, ora, è semplice: offrire finalmente un assistente realmente utile, affidabile e allineato agli standard che gli utenti si aspettano nel 2026.

Dalle difficoltà interne alla scelta di un partner esterno

Nel corso del 2025, Apple ha dovuto fare i conti con i limiti dei propri modelli linguistici interni. Il ritardo accumulato nello sviluppo della nuova Siri e le difficoltà nel mantenere il passo con l’evoluzione dei chatbot generativi hanno aperto un dibattito interno senza precedenti.

Come ricostruisce Gurman, l’ipotesi di affidarsi a modelli di terze parti era inizialmente considerata una soluzione estrema. Tuttavia, le trattative con altri potenziali partner non hanno portato a risultati sostenibili, né dal punto di vista economico né da quello strategico. La scelta è così ricaduta su Google, dopo un rapido miglioramento delle capacità dei modelli Gemini e una struttura di accordo ritenuta compatibile con le esigenze di Apple.

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Una nuova Siri in due fasi

La prima evoluzione concreta arriverà con un aggiornamento intermedio dei sistemi operativi, atteso tra la primavera e l’inizio dell’estate. In questa fase, Siri sarà alimentata da modelli Gemini eseguiti sull’infrastruttura Private Cloud Compute di Apple, mantenendo formalmente l’etichetta di tecnologia proprietaria.

Il salto vero, però, è previsto per il ciclo software successivo. Con iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 debutterà una Siri completamente riprogettata, basata su una nuova architettura pensata fin dall’inizio per l’interazione conversazionale. L’assistente sarà in grado di comprendere il contesto, sostenere dialoghi articolati e operare in modo continuo tra app, dati personali e contenuti a schermo.

In questa seconda fase, Apple e Google stanno valutando l’esecuzione diretta dei modelli più avanzati di Gemini sull’infrastruttura cloud di Google, sfruttandone le TPU per migliorare prestazioni e accuratezza.

Un cambio di leadership e di priorità per Apple

Il passaggio a Gemini si inserisce in una più ampia riorganizzazione interna. La guida della strategia AI è ormai saldamente nelle mani di Craig Federighi, mentre l’uscita di scena di John Giannandrea segna la fine di un’impostazione fortemente centrata sui modelli sviluppati in casa.

Parallelamente, Apple sta rivedendo diversi progetti avviati negli ultimi anni: alcune iniziative legate a Safari e ai chatbot verticali sono state ridimensionate o sospese, mentre l’integrazione profonda di Siri nelle app di sistema è diventata la priorità assoluta.

L’approccio cambia anche a livello filosofico. L’intelligenza artificiale di base viene sempre più trattata come una componente infrastrutturale, mentre il vero valore differenziante per Apple si sposta sull’esperienza utente, sull’integrazione con l’ecosistema e sul controllo dell’interfaccia.

Cosa cambia davvero per gli utenti

Dal punto di vista degli utenti, l’origine del modello conta poco. Ciò che conta è che Siri funzioni, che capisca le richieste e che sia in grado di competere con ChatGPT e con gli altri assistenti generativi ormai diffusi.

Se i tempi saranno rispettati, Apple è a poche settimane dalla presentazione ufficiale della nuova Siri, con dimostrazioni pratiche già previste entro febbraio. Sarebbe il momento in cui l’azienda, finalmente, mantiene le promesse fatte alla WWDC 2024.

La scelta di Gemini non è priva di implicazioni strategiche, ma rappresenta una presa d’atto realistica: nel breve periodo, per Apple, contano più i risultati che l’orgoglio tecnologico. E nel mercato dell’AI, restare indietro non è un’opzione.

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