Home Digitale Analytics, i due obiettivi da centrare per avere buoni insight

Analytics, i due obiettivi da centrare per avere buoni insight

È ormai acclarato che non sia mai stato così importante per le aziende disporre di dati accurati e affidabili, che consentano analytics veramente produttivi.

Le imprese sono sottoposte a continui cambiamenti, spesso causati da intuizioni, idee, strategie legate agli analytics sui dati, e a una crescente pressione normativa volta ad aumentare la trasparenza e a garantire la privacy del consumatore.

Va anche detto che il consumatore moderno è caratterizzato da un alto livello di aspettative online e da competenze digitali che impongono alle aziende di ottemperare in modo ancora più rapido e completo rispetto al passato.

Ecco perchè da più parti si osserva che il marketing one-to-one è diventato la nuova digital experience.

Per gestire queste rinnovate esigenze, le organizzazioni devono migliorare la loro capacità di sfruttare i dati e cogliere insight, in particolare su un cliente che è in continua evoluzione.

Ma nonostante la quantità di informazioni disponibili non sia mai stata così elevata e la consapevolezza su analytics sia diffusa, i dati per le aziende rappresentano spesso una fonte inesplorata.

In sintesi, da dove viene questa fame di razionali insight al cospetto di una irrazionalità nella gestione dei dati?

Accuratezza e fisicità dei dati

Secondo Carlo Gabardo, Head of Analytics di Experian Italy le aree in cui le imprese stanno faticando sono principalmente due: la fiducia nell’accuratezza dei propri dati e la capacità fisica di accedervi.

Experian Carlo Gabardo

«Le aziende – afferma Gabardo – ci dicono che sospettano che quasi un terzo dei propri dati sia inaccurato, il che limita la loro capacità di sfruttarli per potenziare i risultati di business. Se non puoi fidarti delle informazioni, come puoi prendere decisioni strategiche con cognizione di causa?».

L’utente business medio non riesce ad accedere in tempo utile ai dati di cui ha bisogno.

In particolare, il 70% sostiene che la mancanza di controllo diretto sulle informazioni impatti la loro capacità di raggiungere gli obiettivi strategici.

Troppo spesso infatti un effettivo accesso ai dati si ottiene solamente a seguito dell’apertura di un ticket IT e dopo settimane di attesa.

Ogni anno secondo Gabardo sono numerose le imprese che non riescono a trarre vantaggio dai propri dati.

Le attuali pratiche di infrastruttura e gestione spesso non sono configurate per confrontarsi con il consumatore digitale, il volume di dati generati e la moltitudine di sistemi che li raccolgono.

Così lasciano agli utenti dati imprecisi e accesso limitato, riducendo la loro capacità di avvantaggiarsi di talenti, tecnologie e best practice di analytics che potrebbero fornire loro l’insight necessario per innovare e superare la concorrenza.

Negli ultimi anni la gestione dei dati è divenuta sempre più complessa per via dei diversi stakeholder che vogliono accedervi per sfruttarli.

E non basta che siano corretti: gli insight devono essere resi disponibili nel contesto giusto, per far sì che l’utente possa prendere le decisioni più efficaci per l’organizzazione.

Secondo Gabardo si tratta di sfide che non possono che complicarsi ulteriormente nel tempo, visto che le aziende non solo continuano a procrastinare gli investimenti in data management, ma stanno perdendo il trend della democratizzazione del controllo dei dati.

Quando si investe in tecnologia, pochi si soffermano sulla strategia complessiva e sul fatto che la manipolazione dei dati sia oggi ormai decentralizzata.

Le imprese necessitano di una leadership forte che permetta loro di accedere ai dati con accuratezza e trarre vantaggio dagli insight, tenendo sempre presenti gli elementi fondamentali: privacy, sicurezza e governance.

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