La crescita dei servizi cloud e dell’intelligenza artificiale ha riportato al centro del dibattito il tema dell’impatto ambientale dei data center. Se l’attenzione pubblica si concentra spesso sul consumo energetico, un altro elemento sta assumendo un’importanza crescente: l’utilizzo dell’acqua necessaria per il raffreddamento delle infrastrutture digitali.
Amazon sostiene di aver compiuto progressi significativi in questo ambito, raggiungendo nel 2025 un livello di efficienza idrica che supera di oltre sette volte la media del settore. Secondo i dati diffusi dall’azienda, le operazioni globali dei propri data center hanno registrato un consumo di appena 0,12 litri d’acqua per kilowattora elaborato, contro una media industriale di 0,84 litri per kilowattora.
Il risultato si inserisce in una strategia più ampia che punta a ridurre progressivamente il consumo di risorse e a raggiungere l’obiettivo di diventare “water positive” entro il 2030, restituendo alle comunità più acqua di quanta ne venga utilizzata nelle attività operative.
Come Amazon raffredda i propri data center
La riduzione del consumo idrico passa innanzitutto attraverso le tecnologie di raffreddamento adottate nelle strutture.
Per circa il 90% del tempo, i data center Amazon utilizzano il cosiddetto free air cooling, una tecnica che sfrutta l’aria esterna per dissipare il calore generato dai server senza ricorrere all’acqua. L’aria viene immessa all’interno delle strutture, attraversa le apparecchiature assorbendone il calore e viene successivamente espulsa all’esterno.
Solo durante le giornate più calde e nelle aree caratterizzate da temperature elevate entra in funzione il raffreddamento evaporativo. In questo caso l’acqua viene nebulizzata su materiali assorbenti che consentono di abbassare la temperatura dell’aria prima che raggiunga i server.
Secondo Amazon, questa soluzione rappresenta oggi il miglior compromesso tra consumi energetici e utilizzo delle risorse idriche. L’alternativa basata esclusivamente su grandi sistemi di refrigerazione meccanica richiederebbe infatti una quantità significativamente maggiore di elettricità, soprattutto nei periodi in cui la rete energetica è già sottoposta a forti carichi.
Temperature operative più elevate per ridurre il consumo d’acqua
Un altro elemento chiave della strategia riguarda l’innalzamento delle temperature operative dei data center.
Negli ultimi anni Amazon ha lavorato alla progettazione di server in grado di funzionare correttamente anche in condizioni termiche più elevate. Questo approccio consente di ridurre il numero di ore durante le quali è necessario utilizzare acqua per il raffreddamento.
Oggi l’azienda dichiara di attivare il raffreddamento evaporativo soltanto quando la temperatura esterna supera circa i 29 gradi Celsius. Il risultato è una riduzione significativa del consumo idrico senza effetti negativi sull’affidabilità delle infrastrutture.
Le verifiche effettuate sui campus dei data center hanno coinvolto migliaia di ore di monitoraggio e, secondo Amazon, non hanno evidenziato incrementi nei tassi di guasto dei sistemi. In alcuni casi l’azienda afferma di aver ottenuto riduzioni dei consumi idrici vicine al 50% confrontando strutture identiche operanti con differenti soglie di temperatura.
Nella Virginia settentrionale, una delle principali regioni cloud del gruppo, il consumo d’acqua è diminuito del 42% su base annua nonostante la continua crescita della domanda di capacità elaborativa.
L’obiettivo water positive entro il 2030
L’efficienza operativa rappresenta solo una parte della strategia. Amazon punta infatti a diventare water positive entro il 2030, restituendo alle comunità una quantità di acqua superiore a quella utilizzata dai propri data center.
L’azienda dichiara di aver già completato circa il 75% del percorso verso questo obiettivo. Nel 2025 ha restituito l’equivalente del 75% dell’acqua utilizzata nelle proprie attività e ha annunciato oltre 50 progetti dedicati alla gestione sostenibile delle risorse idriche.
Una volta pienamente operativi, questi interventi dovrebbero consentire di reintegrare circa 22 miliardi di litri d’acqua ogni anno.
Nel 2025 l’infrastruttura globale dei data center Amazon ha prelevato complessivamente circa 9,5 miliardi di litri d’acqua. Pur trattandosi di un valore significativo, l’azienda sottolinea come il volume sia diminuito del 2% rispetto all’anno precedente nei siti direttamente posseduti e gestiti, nonostante l’espansione delle infrastrutture a livello globale.
Dall’Oregon alla Spagna, i progetti per il recupero delle risorse idriche
Le iniziative avviate da Amazon coinvolgono diversi Paesi e puntano a recuperare acqua che altrimenti andrebbe dispersa.
Nell’Oregon, ad esempio, l’azienda sostiene un progetto che immagazzina nelle falde acquifere l’acqua proveniente dalle piene stagionali del fiume Columbia, rendendola disponibile durante i periodi più secchi dell’anno.
Nel nord-est della Spagna è stata realizzata una soluzione che convoglia le acque di ruscellamento provenienti dalle aree agricole verso una piantagione di pioppi, riducendo la necessità di prelevare acqua per l’irrigazione dal fiume Ebro.
In Messico, nei pressi di Guadalajara, Amazon supporta invece un programma di ripristino del bacino idrografico destinato a migliorare l’assorbimento delle acque piovane e a ridurre l’inquinamento del sistema fluviale locale.
Il progetto italiano a Bergamo
Anche l’Italia rientra nelle iniziative dedicate alla gestione sostenibile delle risorse idriche.
A Bergamo Amazon collabora con Aganova e Uniacque in un progetto che utilizza sensori acustici basati su intelligenza artificiale per monitorare circa 64 chilometri di condutture idriche. La tecnologia è progettata per individuare perdite non visibili e ridurre gli sprechi lungo la rete.
L’obiettivo dichiarato è recuperare circa 200 milioni di litri d’acqua all’anno per i prossimi dieci anni, restituendo tali risorse alla comunità locale.
Acqua rigenerata e infrastrutture per il riutilizzo
Un ulteriore pilastro della strategia riguarda l’impiego di acqua rigenerata al posto di acqua potabile.
Amazon afferma di utilizzare questa risorsa in un numero di strutture superiore rispetto a qualsiasi altro provider cloud. Attualmente risultano operative 26 strutture alimentate interamente da acqua rigenerata, mentre oltre 130 ulteriori siti sono in fase di sviluppo o contrattualizzazione.
L’azienda partecipa inoltre alla creazione di programmi locali per il riutilizzo delle acque, finanziando infrastrutture dedicate e collaborando con enti e comunità territoriali per favorire la diffusione di nuovi modelli di gestione sostenibile.
La sostenibilità dei data center diventa un fattore competitivo
Con l’espansione del cloud, dell’intelligenza artificiale e delle applicazioni digitali, la sostenibilità delle infrastrutture informatiche sta diventando un elemento sempre più rilevante.
L’attenzione verso l’efficienza energetica si affianca oggi alla gestione responsabile delle risorse idriche, soprattutto nelle aree soggette a stress idrico o caratterizzate da una crescente competizione per l’utilizzo dell’acqua.
Per Amazon, l’obiettivo è continuare a incrementare la capacità elaborativa riducendo al tempo stesso il consumo di risorse e contribuendo alla realizzazione di progetti che generino benefici concreti per le comunità locali. In un mercato cloud sempre più competitivo, la capacità di coniugare crescita e sostenibilità potrebbe diventare un fattore differenziante tanto importante quanto le prestazioni delle infrastrutture stesse.






