La governance dell’intelligenza artificiale entra in una nuova fase con la nascita della AI for Good Global Commission, iniziativa internazionale presentata a Ginevra dal presidente del Ruanda Paul Kagame, dal presidente e CEO di Salesforce Marc Benioff e dalla segretaria generale dell’International Telecommunication Union Doreen Bogdan-Martin.
L’organismo nasce per riunire governi, imprese tecnologiche, organizzazioni internazionali e rappresentanti della società civile con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per rafforzare la fiducia nell’intelligenza artificiale, ampliarne l’accesso e accelerarne l’impiego nella soluzione di problemi economici e sociali.
La Commissione nasce come sede permanente di confronto tra gli attori che sviluppano l’intelligenza artificiale, la adottano nelle organizzazioni, definiscono le politiche pubbliche e rappresentano governi, istituzioni e comunità, favorendo il dialogo tra innovazione tecnologica, governance e sviluppo.
L’iniziativa debutta con oltre 40 membri fondatori, tra capi di Stato e di governo, amministratori delegati delle principali aziende tecnologiche, dirigenti di organizzazioni internazionali e responsabili delle agenzie delle Nazioni Unite.
Il ruolo del Ruanda nella Commissione riflette una strategia che il Paese porta avanti da diversi anni. Kigali ha investito nella diffusione della connettività, nella digitalizzazione dei servizi pubblici e nella costruzione di un ecosistema dedicato all’intelligenza artificiale, culminato nel 2023 con l’adozione della National AI Policy. Il documento individua come obiettivi nazionali la creazione di competenze AI, il potenziamento delle infrastrutture di calcolo, l’adozione dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione e nel settore privato e il posizionamento del Ruanda come Africa’s AI Lab and Responsible AI Champion e centro di eccellenza continentale per la ricerca e l’innovazione nell’AI.
Un tavolo permanente tra governi, imprese e organizzazioni internazionali

La Commissione occupa una posizione particolare nel panorama della governance dell’AI perché riunisce soggetti che intervengono in fasi differenti del ciclo di vita della tecnologia: chi sviluppa modelli e piattaforme, chi li distribuisce su larga scala, chi definisce le politiche pubbliche e chi rappresenta cittadini, territori e Paesi emergenti.
“La tecnologia deve essere una forza positiva e abbiamo la responsabilità di utilizzarla in questo modo”, ha affermato Paul Kagame, co-presidente della Commissione, sottolineando come la collaborazione internazionale possa contribuire a ridurre le disuguaglianze e ad ampliare il numero di cittadini che beneficeranno delle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale.

Marc Benioff ha posto l’accento sul rapporto tra innovazione e fiducia: “La promessa dell’intelligenza artificiale si fonda non solo sulle straordinarie opportunità di crescita per la nostra economia, ma anche sulle fondamenta di fiducia necessarie al nostro successo comune”.
Per il presidente e CEO di Salesforce, la capacità di sviluppare un’intelligenza artificiale affidabile rappresenta il presupposto per trasformarne il potenziale tecnologico in benefici economici e sociali condivisi.

La necessità di una collaborazione internazionale è stata ribadita anche da Doreen Bogdan-Martin, segretaria generale dell’ITU e vicepresidente della Commissione: “Nessuna organizzazione può, da sola, mettere l’intelligenza artificiale al servizio di tutta l’umanità. Serviranno una leadership collettiva e le competenze congiunte di partner appartenenti a settori diversi per garantire che l’AI porti benefici a tutte le persone, ovunque”. La Commissione nasce proprio con l’obiettivo di creare questo spazio di cooperazione tra governi, imprese e organizzazioni internazionali.
L’accesso all’AI passa dalla riduzione del digital divide
Uno dei principali temi affrontati dalla Commissione riguarda il rischio che l’intelligenza artificiale accentui le disuguaglianze esistenti. Secondo i dati richiamati durante il lancio dell’iniziativa, 2,2 miliardi di persone, pari a circa un quarto della popolazione mondiale, non dispongono ancora di un accesso a Internet e rimangono quindi escluse anche dalle opportunità offerte dall’AI.
Ridurre questo divario rappresenta uno degli obiettivi prioritari della Commissione, che intende promuovere investimenti nelle infrastrutture digitali, nello sviluppo delle competenze e nell’accesso alle tecnologie affinché l’intelligenza artificiale possa contribuire allo sviluppo economico, sanitario, educativo e amministrativo anche nei Paesi emergenti, invece di ampliare le disparità già esistenti.
La AI for Good Global Commission raccoglie inoltre l’eredità della Broadband Commission for Sustainable Development, iniziativa promossa congiuntamente da ITU e UNESCO che negli anni ha contribuito a definire le priorità internazionali in materia di connettività, inclusione digitale e sviluppo economico sostenibile.
Una rappresentanza che riunisce Big Tech, governi e organizzazioni multilaterali
La composizione della Commissione riflette gli attuali equilibri dell’ecosistema internazionale dell’intelligenza artificiale. Tra i membri fondatori figurano i vertici di alcune delle principali aziende tecnologiche mondiali, tra cui Andy Jassy per Amazon, Brad Smith per Microsoft, Jensen Huang per NVIDIA, James Manyika per Google e Alphabet, Jack Clark per Anthropic, Aidan Gomez per Cohere e Cristiano Amon per Qualcomm.
Accanto alle aziende AI partecipano anche rappresentanti di grandi gruppi industriali e dei servizi come Accenture, Adecco Group, FedEx, Pfizer, Roche, Vodafone, Orange, Reliance Industries, ArcelorMittal, Bel Group, Grab, MTN Group, LSEG e ZTE.
La componente istituzionale comprende, oltre al presidente del Ruanda Paul Kagame, i presidenti di Estonia e Islanda, ministri responsabili della trasformazione digitale di Singapore, Kazakistan, Nigeria, Namibia e Togo, rappresentanti dell’Unione Africana e i vertici di organizzazioni multilaterali quali UNESCO, UNDP, WIPO e World Trade Organization.
La componente europea comprende i presidenti di Estonia e Islanda e la CEO di Vodafone Margherita Della Valle, unica manager italiana presente tra i membri fondatori. Non figurano invece rappresentanti del Governo italiano né aziende italiane, a conferma di una presenza nazionale ancora limitata nei principali organismi internazionali dedicati alla governance dell’intelligenza artificiale.
Il debutto durante la settimana ONU dedicata alla governance digitale
La riunione inaugurale della AI for Good Global Commission si svolgerà durante l’AI for Good Global Summit 2026, in programma a Ginevra dal 7 al 10 luglio, all’interno della Digital Week organizzata dall’ITU.
La Commissione nascerà quindi nel contesto di una settimana interamente dedicata alla cooperazione digitale internazionale, che comprenderà anche il primo Global Dialogue on AI Governance, istituito su mandato delle Nazioni Unite e previsto il 6 e 7 luglio, e il WSIS Forum 2026, tradizionale appuntamento dedicato allo sviluppo della società dell’informazione.
Dalla connettività alla governance dell’intelligenza artificiale
La nascita della AI for Good Global Commission conferma come il dibattito sull’intelligenza artificiale stia progressivamente spostandosi dalla sola innovazione tecnologica alla costruzione di meccanismi di cooperazione internazionale. Mentre Unione Europea, Stati Uniti, G7 e numerosi governi stanno sviluppando approcci normativi differenti, l’iniziativa promossa da ITU punta a creare uno spazio permanente di confronto tra istituzioni pubbliche, grandi aziende tecnologiche e organizzazioni multilaterali.
Per Salesforce, che negli ultimi anni ha affiancato allo sviluppo delle proprie piattaforme AI un’intensa attività sul tema della trusted AI, la partecipazione alla guida della Commissione rappresenta anche un’estensione della propria strategia sul piano internazionale. Per la Commissione la sfida sarà invece trasformare il confronto tra attori così eterogenei in indicazioni operative capaci di incidere sull’accesso alle tecnologie, sulla riduzione del digital divide, sulla diffusione di standard condivisi e sulla costruzione della fiducia necessaria per un’adozione dell’intelligenza artificiale realmente inclusiva.






