La trasformazione digitale del settore finanziario europeo sta accelerando, ma insieme alle opportunità emergono nuove vulnerabilità. Pagamenti elettronici, servizi cloud, intelligenza artificiale, identità digitale e nuovi strumenti monetari dipendono sempre più da infrastrutture tecnologiche concentrate nelle mani di pochi operatori globali.
Il tema è al centro del rapporto “Sovranità Digitale & Finanziaria. Navigare il cambiamento nell’era della trasformazione”, realizzato da Deloitte come Knowledge Partner di ABI per la prima edizione di WeSec – Il Salone della Sicurezza, in programma a Milano il 22 e 23 settembre.
Lo studio mette in relazione due dimensioni ormai difficilmente separabili. La sovranità digitale riguarda la capacità di governare dati, reti, cloud, intelligenza artificiale, semiconduttori e servizi tecnologici critici. Quella finanziaria riguarda invece il controllo della moneta, dei sistemi di pagamento, dei mercati e dei flussi di capitale. La loro convergenza è evidente: senza infrastrutture digitali resilienti non può esistere una reale autonomia finanziaria.
Pagamenti digitali in crescita, ma su infrastrutture estere
Secondo i dati della Banca centrale europea richiamati nel rapporto, nel primo semestre del 2025 i pagamenti non in contanti nell’area euro hanno raggiunto 77,7 miliardi di operazioni, con un aumento del 7,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il loro valore complessivo ha superato i 116mila miliardi di euro.
La trasformazione riguarda anche le abitudini dei cittadini. La quota del contante nei pagamenti effettuati nei punti vendita fisici è scesa dal 79% del 2016 al 52% del 2024, mentre l’incidenza dei pagamenti online giornalieri è triplicata, passando dal 7% del 2019 al 21% nel 2024.
Dietro questa crescita si nasconde tuttavia una dipendenza strutturale. Secondo il rapporto, 13 Paesi su 20 dell’area euro dipendono da circuiti internazionali per i pagamenti con carta e quasi due terzi delle transazioni transitano su infrastrutture non europee, prevalentemente riconducibili ai grandi operatori statunitensi.
Il problema non riguarda soltanto la gestione dei pagamenti, ma anche la localizzazione dei dati, la definizione delle commissioni e la capacità europea di garantire la continuità dei servizi in uno scenario di tensioni geopolitiche o restrizioni commerciali.
Cloud e intelligenza artificiale amplificano la dipendenza
La situazione è analoga nel cloud computing. Tre hyperscaler statunitensi controllano, secondo i dati riportati nello studio, circa il 70% del mercato europeo, mentre il principale operatore continentale dispone di una quota vicina al 2%.
Nel settore finanziario questa concentrazione assume una rilevanza sistemica. Banche, assicurazioni e infrastrutture di mercato affidano infatti una parte crescente delle proprie attività a fornitori tecnologici esterni. Un’interruzione prolungata o una restrizione unilaterale dei servizi potrebbe quindi trasformarsi da semplice problema operativo in un rischio per la stabilità finanziaria.
In Italia, il Rapporto sulla stabilità finanziaria 2026 della Banca d’Italia ha censito, tra gli intermediari direttamente vigilati, circa 10mila contratti per servizi informatici. Poco più della metà riguarda funzioni essenziali o importanti, per una spesa annua complessiva di circa 2,4 miliardi di euro. I primi cinque fornitori concentrano il 40% del valore totale.
L’intelligenza artificiale rende questa dipendenza ancora più evidente. Il 39% degli operatori finanziari intervistati nell’indagine OCSE-Banca d’Italia utilizza già l’IA nelle attività quotidiane. La percentuale sale al 70% nel comparto assicurativo e al 59% in quello bancario. In tutti i settori, almeno la metà delle organizzazioni che impiegano queste tecnologie sta inoltre sviluppando o sperimentando nuovi casi d’uso.
L’adozione poggia però in larga parte su infrastrutture esterne: quasi il 75% delle imprese che utilizza l’IA ricorre a servizi cloud di terze parti e il 39% impiega modelli generalisti messi a disposizione da fornitori esterni.
Il divario europeo emerge anche nella produzione dei modelli più avanzati. Nel 2025, secondo i dati dello Stanford AI Index citati dal rapporto, le aziende statunitensi hanno sviluppato 59 modelli di intelligenza artificiale considerati di particolare rilievo, contro i 35 della Cina e appena due dell’Europa.
La resilienza digitale diventa stabilità finanziaria
La risposta europea si sta articolando attraverso diversi interventi normativi e industriali. Il regolamento DORA, dedicato alla resilienza operativa digitale del settore finanziario, impone agli operatori di identificare e valutare le dipendenze dai fornitori ICT critici, predisporre strategie di uscita, contenere i rischi di concentrazione e verificare periodicamente la capacità di risposta agli incidenti.
A questo quadro si affiancano AI Act, MiCAR, NIS2, Chips Act e le iniziative europee destinate allo sviluppo di cloud, semiconduttori, intelligenza artificiale e tecnologie open source.
Anche la vigilanza sta rafforzando l’attenzione sui rischi emergenti. Il rapporto ricorda che la BCE ha chiesto alle principali banche sottoposte alla sua supervisione di valutare le minacce informatiche potenziate dall’IA e di trasmettere ai gruppi di vigilanza congiunti un piano d’azione entro il 31 ottobre 2026.
La sicurezza, tuttavia, non può essere affrontata soltanto attraverso gli obblighi regolamentari. Nel 2024 le frodi nei pagamenti all’interno dello Spazio economico europeo hanno raggiunto circa 4,2 miliardi di euro. Gli attacchi si basano sempre più sulla manipolazione dei comportamenti degli utenti, rendendo indispensabili autenticazione forte, consapevolezza e capacità di riconoscere i tentativi di inganno.
Il nodo delle competenze digitali
La vulnerabilità europea non dipende esclusivamente dalle infrastrutture. Un ruolo importante è svolto anche dal livello di educazione finanziaria e digitale dei cittadini.
L’indagine IACOFI della Banca d’Italia assegna agli italiani un punteggio medio di 4,6 su 10 nell’alfabetizzazione finanziaria digitale. Nel confronto internazionale dell’OCSE/INFE, l’Italia si colloca sotto la media dei 39 Paesi analizzati e tra le ultime posizioni dell’Unione europea.
La costruzione della sovranità digitale e finanziaria richiede quindi un investimento parallelo nelle competenze. Per i cittadini significa utilizzare strumenti di autenticazione sicuri, proteggere i propri dati e diversificare le modalità di accesso ai servizi. Per banche e intermediari significa rafforzare le competenze interne su dati, IA e sicurezza, evitando di delegare interamente ai fornitori esterni la conoscenza delle tecnologie più critiche.
Euro digitale e autonomia nei pagamenti
Tra gli strumenti destinati a rafforzare la sovranità finanziaria europea rientra il progetto dell’euro digitale. Il rapporto indica il 2029 come possibile orizzonte per il lancio, subordinato al completamento dell’iter politico e normativo.
L’euro digitale non rappresenterebbe soltanto una nuova forma di moneta pubblica, ma anche un’infrastruttura europea per i pagamenti, capace di ridurre la dipendenza dai circuiti extra-UE e di garantire un’opzione accessibile in tutti i Paesi dell’area euro.
La necessità di un’alternativa europea emerge anche dalla crescita delle stablecoin, il cui mercato globale si avvicina ai 300 miliardi di dollari ed è ancora quasi interamente denominato nella valuta statunitense. Le stablecoin in euro mantengono invece dimensioni molto contenute.
Una responsabilità condivisa
Il rapporto individua tre livelli di intervento. Ai cittadini spettano consapevolezza, protezione dei dati e uso responsabile degli strumenti digitali. Agli operatori finanziari competono resilienza operativa, governo dei rischi, diversificazione tecnologica e sviluppo di competenze interne. Lo Stato e le istituzioni europee devono invece garantire investimenti strategici, coordinamento, regole comuni e infrastrutture autonome.
Per Fabio Pompei, CEO di Deloitte Italia, la relazione tra sistema finanziario e infrastrutture digitali deve essere affrontata attraverso una collaborazione strutturata tra pubblico e privato, così da rafforzare competitività e autonomia strategica europea.
Luigi Capitanio, Strategy and Business Design Leader di Deloitte EMEA, sottolinea invece che la resilienza delle infrastrutture digitali incide direttamente sulla stabilità del sistema finanziario. Ridurre la dipendenza richiederà quindi strategie multi-cloud e multi-vendor, investimenti comuni, sviluppo delle competenze e capacità di sostituire i fornitori critici senza interrompere i servizi.
La sovranità non coincide con l’isolamento tecnologico o con la chiusura dei mercati. Significa conservare possibilità di scelta, controllo dei dati, reversibilità delle soluzioni e continuità operativa. In un’economia sempre più guidata dall’intelligenza artificiale, la capacità di governare le infrastrutture diventa così una condizione essenziale per tutelare la stabilità finanziaria e la competitività europea.






