Equinix e A2A avviano un progetto di recupero del calore dei data center che alimenterà la rete di teleriscaldamento di Milano, contribuendo alla decarbonizzazione urbana e valorizzando l’energia prodotta dall’infrastruttura digitale.
La crescita dei data center, accelerata dalla trasformazione digitale e dalla diffusione dell’intelligenza artificiale, porta con sé una sfida sempre più rilevante: l’elevato fabbisogno energetico e la gestione del calore prodotto dalle infrastrutture di calcolo. Da questa esigenza nasce la partnership tra Equinix e A2A, che punta a trasformare un sottoprodotto inevitabile dell’elaborazione dati in una risorsa per il territorio.
L’accordo, annunciato il 2 luglio, prevede il recupero dell’energia termica generata dal campus Equinix di Settimo Milanese, che sarà immessa nella rete di teleriscaldamento del capoluogo lombardo attraverso una nuova infrastruttura sviluppata da A2A.
Recupero del calore dai data center: come funziona il progetto
Il progetto si basa su un modello di economia circolare applicato alle infrastrutture digitali. Equinix realizzerà e gestirà il sistema di esportazione del calore prodotto dai server ospitati nel proprio campus, collaborando anche con i clienti che utilizzano le infrastrutture, dai quali deriva la fonte termica.
L’energia recuperata verrà trasferita a un nuovo Energy Center realizzato da A2A nelle vicinanze del sito. Qui sarà valorizzata grazie a quattro pompe di calore industriali con una capacità complessiva di 72 MW, affiancate da due sistemi di accumulo termico da 6.000 metri cubi e da una rete dedicata al trasporto del calore verso il sistema cittadino di teleriscaldamento.
Milano aumenta del 20% il calore decarbonizzato
Una volta a regime, l’iniziativa consentirà di recuperare circa 225 GWh di energia termica all’anno.
Secondo quanto comunicato dalle aziende, questa quantità permetterà di incrementare di circa il 20% il calore decarbonizzato distribuito dalla rete di teleriscaldamento di Milano, garantendo energia sufficiente per il riscaldamento di oltre 21.000 abitazioni.
Dal punto di vista ambientale, il progetto dovrebbe evitare l’emissione di oltre 345.000 tonnellate di CO₂, un valore che Equinix e A2A paragonano alla capacità di assorbimento di circa 220.000 alberi. Contestualmente, A2A estenderà la propria rete di teleriscaldamento, consentendo di distribuire il calore recuperato anche verso il centro cittadino, includendo aree già servite come quelle del Duomo e di Palazzo Reale.
Data center e sostenibilità: un nuovo modello industriale
L’iniziativa evidenzia un’evoluzione del ruolo dei data center all’interno delle strategie energetiche urbane. Se fino a pochi anni fa queste infrastrutture erano considerate esclusivamente grandi consumatrici di energia, oggi il recupero del calore apre la strada a modelli nei quali la potenza di calcolo può contribuire direttamente all’efficienza energetica delle città.
Per Equinix, il progetto italiano rappresenta inoltre un’estensione delle esperienze già sviluppate in altri Paesi europei, con l’obiettivo di creare un mercato del recupero del calore proveniente dai data center anche nel nostro Paese.
Dal canto suo, A2A inserisce la collaborazione nella propria strategia di integrazione tra energia, infrastrutture digitali ed economia circolare, rafforzando gli investimenti destinati alla decarbonizzazione e alla resilienza energetica previsti dal Piano industriale al 2035.
Un’infrastruttura digitale che produce valore anche per il territorio
La collaborazione tra Equinix e A2A mostra come la crescente domanda di capacità computazionale, alimentata anche dai carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale, possa essere accompagnata da soluzioni in grado di recuperare parte dell’energia normalmente dispersa.
In un contesto nel quale l’espansione dei data center è destinata a proseguire nei prossimi anni, iniziative di questo tipo potrebbero diventare un elemento chiave per ridurre l’impatto ambientale delle infrastrutture digitali e integrare la trasformazione tecnologica con gli obiettivi di sostenibilità urbana.






