Apple inaugura l’anno fiscale 2026 con uno dei trimestri più solidi della sua storia. Nei tre mesi chiusi il 27 dicembre 2025, il gruppo ha registrato ricavi per 143,8 miliardi di dollari, in crescita del 16% su base annua, con un utile netto superiore a 42 miliardi e un EPS diluito pari a 2,84 dollari, in aumento del 19%.
Numeri che certificano una dinamica estremamente positiva sul fronte hardware, trainata da un trimestre senza precedenti per iPhone, e una crescita costante dei servizi, sempre più centrali nella struttura dei ricavi Apple.
Apple, iPhone non è mai andato così forte
Il principale motore della crescita resta lo smartphone. Apple ha chiuso il miglior trimestre di sempre per iPhone, con ricavi pari a 85,3 miliardi di dollari, contro i 69,1 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. La domanda è risultata particolarmente sostenuta in tutte le principali aree geografiche, portando a nuovi record globali.
Parallelamente, i servizi hanno toccato un massimo storico a 30 miliardi di dollari, con un incremento del 14%, rafforzando ulteriormente il profilo ricorrente del business.
Un altro indicatore chiave è la base installata, che ha superato i 2,5 miliardi di dispositivi attivi nel mondo, a conferma della forza dell’ecosistema Apple e del potenziale di monetizzazione futura.
Margini elevati e ritorno consistente di capitale
Il trimestre si è chiuso con un margine lordo superiore a 69 miliardi di dollari e un flusso di cassa operativo vicino ai 54 miliardi. Apple ha restituito agli azionisti circa 32 miliardi tra dividendi e riacquisti di azioni proprie, confermando una strategia di allocazione del capitale aggressiva ma sostenibile.
Il consiglio di amministrazione ha inoltre approvato un dividendo trimestrale di 0,26 dollari per azione.
L’acquisizione di Q.ai: un tassello mirato nella strategia sull’intelligenza artificiale
Nel contesto di questo trimestre record, Apple ha anche annunciato l’acquisizione di Q.ai, startup israeliana specializzata in tecnologie di intelligenza artificiale applicate all’audio.
Secondo Reuters, Apple non ha reso noti i termini dell’operazione, ma una fonte vicina al dossier ha indicato una valutazione intorno a 1,6 miliardi di dollari.
Non si tratta di un’acquisizione trasformativa in senso finanziario, quanto piuttosto di un innesto tecnologico altamente mirato. Le competenze di Q.ai si collocano nell’area dell’elaborazione vocale avanzata, un ambito strategico per l’evoluzione di prodotti come AirPods, Vision Pro e per il futuro delle interfacce vocali Apple.
La mossa conferma l’approccio storico dell’azienda verso l’AI: costruire capacità chiave attraverso acquisizioni selettive e integrazione profonda nell’hardware e nel software, evitando annunci roboanti ma puntando su vantaggi competitivi strutturali.
Conti solidi, AI ancora silenziosa ma sempre più centrale
Il quadro complessivo mostra un’Apple in eccellente salute finanziaria, con iPhone che continua a macinare record e i servizi che rafforzano la stabilità dei ricavi. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, l’azienda resta meno visibile rispetto ad altri big tech, ma l’operazione Q.ai indica una strategia di lungo periodo fatta di tasselli tecnologici specifici piuttosto che di piattaforme generaliste.
Con oltre 2,5 miliardi di dispositivi attivi e una capacità di generare cassa senza paragoni nel settore, Apple ha oggi tutte le leve per accelerare anche sull’AI, mantenendo il controllo dell’esperienza utente che da sempre rappresenta il suo principale vantaggio competitivo.
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