AI e infrastrutture IT: perché le tecnologie legacy non reggono più la pressione

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L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il ruolo dell’infrastruttura IT all’interno delle aziende, ma lo sta facendo più rapidamente della capacità di adattamento di molte organizzazioni. È quanto emerge da una nuova ricerca di Netskope, secondo cui solo il 38% dei responsabili di Infrastructure & Operations ritiene che le infrastrutture attuali siano pienamente in grado di sostenere le nuove esigenze introdotte dall’AI in termini di prestazioni, resilienza e sicurezza.

Il dato diventa ancora più critico se si guarda alle risorse disponibili. Appena il 18% degli intervistati dichiara di disporre di team e budget adeguati per affrontare le pressioni operative legate all’adozione dell’intelligenza artificiale. In questo scenario, l’AI si configura come un acceleratore di complessità che mette in difficoltà tecnologie legacy progettate per un contesto radicalmente diverso.

AI e infrastrutture IT: le aspettative del top management crescono più della capacità di risposta

Negli ultimi dodici mesi, l’80% dei responsabili I&O ha registrato un aumento significativo delle aspettative da parte del top management. L’infrastruttura IT viene ormai percepita come un fattore centrale per il raggiungimento degli obiettivi di business, tanto che l’83% degli intervistati riconosce un’intensificazione delle aspettative anche a livello personale.

Tuttavia, questa centralità non si traduce automaticamente in un maggiore allineamento strategico. Quasi due terzi dei responsabili I&O dichiarano di essere poco coinvolti nelle conversazioni che guidano le decisioni IT, mentre una quota non trascurabile ammette di non avere una visione chiara delle priorità del CEO o del CIO. In questo contesto, il ruolo delle funzioni infrastrutturali resta spesso confinato a una dimensione reattiva, più orientata alla gestione dell’esistente che alla progettazione del futuro.

Infrastrutture legacy sotto pressione tra resilienza, performance e sicurezza

La ricerca evidenzia un disallineamento crescente tra le priorità della C-suite e le reali capacità delle infrastrutture IT. Secondo i responsabili I&O, il top management tende a concentrarsi soprattutto su sicurezza, visibilità e controllo dei costi, mentre attribuisce minore attenzione a resilienza e performance. Il risultato è che oltre la metà degli intervistati giudica irrealistiche le aspettative della dirigenza proprio su performance, resilienza e sicurezza, ambiti nei quali dichiarano anche di avere un margine di controllo limitato.

Questo scarto alimenta tensioni interne. Il 61% degli intervistati segnala che il CEO manifesta frustrazione quando l’infrastruttura IT appare poco trasparente o difficilmente comprensibile. L’IT continua a essere percepito come una “black box”, mentre l’AI richiederebbe livelli di visibilità e controllo molto più elevati rispetto al passato.

Sicurezza e visibilità prima dell’adozione dell’intelligenza artificiale

Nonostante l’AI domini le conversazioni strategiche, per molti team I&O l’abilitazione dell’intelligenza artificiale non rappresenta ancora la priorità assoluta. A pesare sono problematiche strutturali di lungo periodo, come il miglioramento della sicurezza e delle prestazioni delle tecnologie di accesso remoto e l’aumento della visibilità sulle operazioni di rete e sulle performance complessive.

Queste aree vengono considerate più urgenti rispetto alle attività direttamente legate al supporto dell’AI, a conferma del fatto che molte organizzazioni stanno ancora cercando di rafforzare le fondamenta dell’infrastruttura prima di affrontare nuovi carichi applicativi e nuovi modelli operativi basati sull’intelligenza artificiale.

Un approccio ancora difensivo agli investimenti infrastrutturali

Un altro elemento critico che emerge dalla ricerca riguarda l’approccio agli investimenti. Il 60% dei responsabili I&O descrive la propria organizzazione come ancorata a una logica difensiva, sintetizzabile nel principio del “se funziona, non toccarlo”. Una strategia che può apparire prudente nel breve periodo, ma che rischia di amplificare le criticità quando la pressione tecnologica aumenta rapidamente, come sta accadendo con l’AI.

Secondo Mike Anderson, Chief Digital and Information Officer di Netskope, “l’AI ha accelerato la domanda sulle infrastrutture aziendali a un ritmo per il quale i sistemi legacy non sono mai stati progettati”. Anderson sottolinea come questa pressione sia aggravata da un divario di comunicazione interno alle organizzazioni, in cui i senior leader chiedono maggiore chiarezza sulla resilienza degli ambienti IT, mentre i team I&O devono garantire performance, sicurezza e affidabilità con risorse limitate.

Tradurre l’infrastruttura in valore di business

Per superare questo stallo, la ricerca indica la necessità di un cambio di paradigma nel dialogo tra IT e vertici aziendali. Le decisioni infrastrutturali devono essere tradotte in termini di risultati di business, rendendo evidente come la modernizzazione possa ridurre i rischi operativi, aumentare l’agilità e preparare l’organizzazione a un’adozione dell’AI sicura ed efficace.

Un maggiore coinvolgimento dei responsabili I&O nella pianificazione strategica, la semplificazione architetturale e una reportistica più chiara e continua verso il top management sono elementi chiave per ridurre il disallineamento attuale. In questo scenario, l’infrastruttura IT può smettere di essere percepita come un vincolo e diventare un vero abilitatore strategico dell’intelligenza artificiale.

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