Swainson ritorna all’ortodossia del business

Il Ceo di Computer Associates porta in Italia i suoi chiari messaggi: pragmatismo, con certezza di indirizzi e responsabilità.

Il ceo di Computer Associates John Swainson è in giro “pastorale” presso le filiali europee della società e sta incontrando management, grandi utenti e stampa per fare il punto della situazione, proprio poco dopo aver messo mano alla struttura societaria della casa di Islandia.


Della riorganizzazione si è già detto su queste pagine, ma vale la pena riassumerne il senso: un assetto basato su cinque unità di business (gestione dei sistemi enterprise, sicurezza, storage, ottimizzazione dei servizi di business e prodotti) affidate ad altrettanti manager che saranno responsabili non più solo del risultato finanziario, ma anche di un insieme di fattori che vanno dallo sviluppo dei prodotti al marketing, dallo staff alla pianificazione strategica, dalla soddisfazione dei clienti al rispetto di principi etici, di integrità e di credibilità.


Tutte, più o meno, cose che Computer Associates, secondo Swainson, doveva riprendersi in mano. Non fosse così, non avrebbe dovuto affrontare quello che ha subito da un anno a questa parte e che, con tratti a volte drammatici, l’ha portata di fronte a temi come la regolarità dei conti, costati posizioni di vertice, compresa quella che ora occupa l’ex-manager del software di Ibm, fra i creatori di WebSphere.


E che il passato di Swainson continui ad aleggiare sulla sua nuova intrapresa è perfettamente umano e logico. A chiedergli il perché del passaggio a Ca, infatti, il nuovo Ceo risponde che una vita passata in blu l’ha fatto sentire pronto ad affrontare il comando di un’impresa pubblica (detto nel senso americano del termine). Sfida, oltretutto, resa intrigante dalla situazione in cui gravitava Ca. Senza mezze misure, Swainson ha detto che la cosa migliore erano le vendite, mentre, problemi di regulatory a parte, marketing e relazioni con i clienti non avevano i requisiti che si attagliavano a una società della portata della casa di Islandia.


Ancora, i temi riguardo il retaggio Ibm fanno emergere una sua non convinta propensione al fronte on demand (è solo possibilista), benché questo tema sia stato ed è portante per Armonk e benché sia stato portato avanti dal suo predecessore a Islandia, Sanjay Kumar.


Ma, è chiaro, nei fatti e nelle parole, Swainson vuole tagliare con il passato e far tornare Ca al rispetto di un’ortodossia di business, fatta di chiarezza di direzione e di responsabilità assunte a ogni livello. E fatta anche di omogeneità di indirizzo.


L’azione, secondo Swainson, va fatta anche verso la ricerca di un’unità della società, che forse è stata messa in discussione dalle ripetute acquisizioni del passato. Non che Swainson disdegni l’arma del merger per arricchire l’offerta tecnologica (come dimostrano i recenti acquisti di Concorde e Netegrity), ma il tutto va fatto con senso e, quasi, onore. La carica etica ed emozionale, pur lui non essendo un condottiero, ma sostanzialmente un tecnologo, che mette nel messaggio alle country è infatti netta e percepibile.


Innanzitutto, gli obiettivi per tutti: sviluppare il business basilare, consolidare le relazioni con i clienti, avvalersi a fondo delle partnership cruciali, come quelle del canale e con i system integrator.


Computer Associates è primariamente e da subito orientata a valorizzare i propri asset: gestione sistemica e della sicurezza, da farsi verso grandi e medie imprese e con la consapevolezza di non essere un fornitore di piattaforme.

«Ibm è un vendor di piattaforme. WebSphere è una piattaforma, e io lo so bene. Così come propongono piattaforme Microsoft, Sap, Sun e gli altri. Noi non possiamo essere fornitori di middleware, ma dobbiamo essere il collante, i fornitori di tecnologia abilitante la gestione».


E a chi gli fa notare che, in tal senso, Ca potrebbe perdere il ruolo di innovatore, Swainson, da tecnologo, risponde che «no, non è vero. Il system management è fatto di ricerca e conoscenza. Ovvero i valori che abbiamo in mano e che dobbiamo trasferire ai clienti».


Per un mercato, sostanzialmente fatto di software, che, sebbene in alcuni ambiti sia sottoposto a downpricing, su altri, secondo Swainson, può far agire la leva del valore.


Su questo versante, un buon potenziale di mercato è rappresentato dalla fornitura di soluzioni di “regulatory compliance”, ovvero attinenti proprio un tema che ha coinvolto direttamente la sua società. «È un mercato in fase di sviluppo su cui noi possiamo intervenire positivamente su entrambi gli aspetti, quello del business process management e della gestione dell’infrastruttura tecnologica».


E nell’immediato futuro Swainson potrebbe anche decidere di costituire un gruppo apposito, se non addirittura una unit, per la gestione della compliance dei processi nelle aziende utenti.


Di certo nel futuro di Swainson non c’è la scrittura di un libro, attività che caratterizzò alcuni suoi predecessori in Computer Associates, come Charles Wang, che con il suo Techno Vision parlò al mondo della difficoltà che hanno i tecnologi aziendali a far capire al management esecutivo il valore dell’It.


«L’ultima cosa che ho in mente è scrivere un libro – dice Swainson -. Il tema è sempre valido, peraltro. Oramai l’It è parte del mondo. La nostra sfida è quella di renderla disponibile, sicura, meno complessa. La nostra opportunità è sistematizzare i sistemi. Da tecnologo, ora arruolato nel mondo executive, dico che la tecnologia non risolve tutti i problemi. Va, soprattutto, organizzata».


Organizzazione e responsabilizzazione. Ecco cosa vuol fare Swainson con Ca: farla tornare all’ortodossia del business, nella piena consapevolezza delle proprie capacità.

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