Con 40 milioni di euro Microsoft è un’azienda che attrae partner

L’anno scorso erano circa 20 milioni che quest’anno sono diventati 40 milioni di euro. Sono i soldi che Microsoft investe per i partner.

Una montagna di euro che vanno soprattutto in formazione (circa il 50%) con migliaia di persone che ogni anno seguono i webinar e gli altri corsi tecnologici, ma anche di gestione del business e marketing.

Poi ci sono le certificazioni per specializzare e differenziare i partner e infine il lavoro per creare quelli del futuro e acquisirne di nuovi.

Perché Microsoft è sempre alla ricerca di nuovi soggetti convinta com’è, come spiega Fabio Santini, direttore della nuova divisione Partner e Pmi, “che oggi per qualsiasi azienda è importante essere nostro partner”.

Per dare spessore all’affermazione fa un passo indietro e ricorda che dallo scorso 1° luglio Microsoft ha riorganizzato il canale con la One commercial partner organization.Negli anni passati erano gestiti da diverse organizzazioni. Questo andava bene quando possedevano identità precise, ma oggi le differenze si sono appiattite, il cloud ha portato disruption e non c’è più una identificazione corretta di un singolo”.

Microsoft è una platform company

Con Satya Nadella, prosegue, Microsoft torna a essere una platform company con una vasta offerta di soluzioni che per definizione non serve se non ci sono partner. Se è vero che il cloud cambia tutto perché è finita l’era in cui il partner fa progetti e il cliente compra perché oggi il cliente vuole soluzioni end-to-end allora la differenziazione diventa la parola chiave.

E ancora. Prima di Nadella “c’era la nostra tecnologia e quella dei competitor oggi la nostra piattaforma Azure è aperta e diventa importante anche chi fino a qualche tempo ci vedeva come il diavolo”.

Oggi se sei un’azienda IT la nostra piattaforma cloud dà valore e opportunità per tutti, anche al mondo open source”. Microsoft si pone così come azienda di riferimento del mondo IT a 360° gradi “Perché vogliamo aiutare i partner a comprendere dove va il mondo e perché più il cliente è piccolo più il partner è in grado di gestire l’infrastruttura”.

Fabio Santini, Microsoft

Santini cita anche i dati di un paio di ricerche. Secondo IDC per ogni dollaro fatturato da Microsoft l’ecosistema dei partner genera 9,64 dollari (Idc 2018) e i partner di Redmond ottengono il 19% di margini in più rispetto ai competitor (Ami 2016).

Inoltre i partner Microsoft si rivelano più attivi sul Cloud: in Italia chi ha scelto le soluzioni cloud di Microsoft è cresciuto del 35% nell’ultimo anno e rappresentano più del 50% del totale dei partner Microsoft.

Oggi guardando solo l’aspetto relativo alla sicurezza, il cliente piccolo non può più proteggersi e il partner ha spazio per gestire l’intera infrastruttura del cliente. “Su questo spingiamo il canale”.

Ma deve essere capace di differenziarsi. Un discorso che riguarda anche la distribuzione. “Perché il distributore oggi deve diventare un aggregatore di soluzioni. E infatti abbiamo società che che offrono al canale una tipologia di servizi. Qualcuno è più specializzato sul cloud e altri sulla collaboration”.

Il nodo rimane però quello delle competenze. Santini elenca i punti deboli che comprendono tutte le tecnologie attualmente in voga. Blockchain, intelligenza artificiale e big data soffrono di mancanza di skill.

Per questo il 9 marzo in un evento dedicato ai partner, Microsoft annuncerà una serie di programmi di formazione dedicate alle aree deboli.

 

 

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