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La trasformazione digitale italiana passa per Roma

Cosa si sta concretamente facendo per la trasformazione digitale in Italia? Quanta persuasione va ancora fatta e con quali strumenti? Agisce con più efficacia la normativa o la scelta imprenditoriale? E la pubblica amministrazione ha un ruolo agente?

Sono tutti quesiti che sono stati posti e affrontato durante la tavola rotonda della tappa romana del Surf The change Tour, il roadshow con cui TeamSystem porta in Italia la trasformazione digitale al cospetto di professionisti, imprese, partner.

Nelle strutture dello stadio Olimpico al cospetto di 200 partecipanti sono state affrontate tematiche comuni all’ambito industriale e professionale: dematerializzazione, fatturazione digitale, processi aziendali, visioni imprenditoriali.

Fra esempi pratici per gli imprenditori presenti in sala e consigli strategici è passato il concetto che non è tanto dimensione dell’impegno (e quindi il costo) che determina la trasformazione digitale ma le competenze che si mettono in azione, sin dalla fase di consulenza, passando per quella di progetto abilitato dalla tecnologia e dall’expertise, alla fase di implementazione ed esecuzione.

Bisogna aver chiaro il proprio progetto imprenditoriale, altrimenti la trasformazione digitale non serve a nulla: su questo tutti i partecipanti alla tavola rotonda sono stati concordi

Andrea Cortellazzo di Menocarta ha rivolto un monito concreto a professionisti e Pmi, chiarendo l’evoluzione della fattura elettronica, che andrà regime di obbligatorietà entro 15 mesi (il primo gennaio 2019). Sarà un cambiamento radicale per le aziende. Impatterà sui flussi finanziari, sull’IVA. In pratica, bisogna rafforzare i modelli di gestione, in poco più di un anno. Conviene partire subito.

Come? Gli esempi concreti li ha forniti Ilaria Bruno, esperta di archiviazione digitale di Teamsystem, che ha evidenziato come la fatturazione e la conservazione digitale e in cloud siano un asset formidabile perché in grado di dare efficienza ed efficacia all’azione imprenditoriale, senza distogliere risorse. Gli strumenti per farlo ci sono tutti e sono in cloud.

A tale propostito, Carlo Mauceli, Chief Technology Officer di Microsoft ha portato la platea a riflettere sul fatto che il cloud è ineluttabile. Ed è sicuro, per definizione: altrimenti Microsoft non ci baserebbe tutto il suio business. Altra cosa è rendere sicure le infrastrutture interne all’azienda, che non lo sono, come dimostrano molti casi. E qui il cloud svolge il proprio ruolo benefico, risolvendo il problema all’imprenditore, anche dal punto economico.

Movimenti bancari. Conservazione digitale. Fatturazione. Adempimenti. Fatture. Firma digitale. Tutto oggi si può gestire in cloud e in digitale.

Mattia Bocchini di Sida ha proposto un quadro di finanziamento per la trasformazione digitale sistematico e pluriennale, per mettere a sistema il ricorso a risorse che ci sono e vanno chieste. teniamo presente che per il periodo 2014-2020 come paese abbiamo utilizzato solamente 1,2% dei fondi strutturali indiretti FESR. Siamo dunque nel periodo migliore per usarli: agire, adesso. E teniamo conto che per l’accesso ai FESR oggi il professionista è stato equiparato all’impresa. Quindi i voucher per la digitalizzazione diventano strumenti pronti da cogliere. Bisogna avere una visione di lungo periodo, sapere cosa fare con la trasformazione digitale e non limitarsi a farla.

Giuseppe Sasso di Leonardo (ex Finmeccanica) lo ha fatto capire facendo riferimento al quadro di finanziamento di  Industria 4.0, che ha funzionato perché si è messo a disposizione di un sistema già pronto ad aver una visione sui processi. Un sistema in cui le competenze sono il complemento necessario della progettualità di lungo periodo e della produzione.

Pierluigi Ferrari di Teamsystem, rivolgendosi alle aziende del manufacturing, le ha invitate a una visione non miope e a investire nel sofware come leva per competere nel lungo periodo. In ciò seguito da tutti, che hanno riconosciuto che l’oro aziendale è nei dati.