Tanta virtualizzazione nella rete di Iperal

Iperal, realtà presente da oltre un ventennio nel mercato della grande distribuzione, ha 46 punti vendita nel nord Italia, con una maggiore concentrazione in Valtellina. La sua architettura informatica era costituita da una ventina di server x86 tecnol

Iperal, realtà presente da oltre un ventennio nel mercato della grande distribuzione, ha 46 punti vendita nel nord Italia, con una maggiore concentrazione in Valtellina. La sua architettura informatica era costituita da una ventina di server x86 tecnologicamente eterogenei, in alcuni casi obsoleti, operanti con sistemi operativi Microsoft e Linux.

Il conseguente uso disomogeneo delle risorse disponibili ha fatto nascere l'esigenza di distribuire meglio la capacità di calcolo, riassegnando le risorse in modo più razionale per ottenere una struttura più ordinata, più semplice e più veloce. L'obiettivo era anche disporre di un valido serbatoio di risorse utilizzabili all'occorrenza, adeguato a seguire le dinamiche dell'azienda. In sintesi, le intenzioni di Iperal erano ridurre l'hardware, avere server più flessibili, altamente disponibili, riducendo le connessioni e razionalizzando lo spazio disco.

Il business partner di Ibm, Agomir, ha allora creato per Iperal un ambiente totalmente virtualizzato basato su sistemi BladeCenter con Storage Area Network (San). Con l'utilizzo di 5 Blade HS21 Xm si è realizzata una struttura composta da tre nodi Vmware, una Vmcs e uno storage Ibm Ds4700, che ha consentito la creazione di una serie di macchine virtuali e la conseguente riduzione di dispositivi hardware. Iperal ha scelto di seguire un approccio conservativo e ha valutato anche la possibilità di maggiori richieste in termini di capacità di calcolo, in caso di aumentate necessità, per proteggere e conservare anche per il futuro gli investimenti fatti.

Risultato: oggi, con solo un quarto delle macchine, Iperal ha più risorse di prima. E l'ottimizzazione delle risorse di storage, Cpu e Ram non è l'unico vantaggio ottenuto da Iperal. Virtualizzare, infatti, significa anche ridurre lo spazio fisico occupato e i consumi energetici, grazie al minor numero di macchine presenti. La nuova architettura Blade Ibm, nella sua massima configurazione con 14 server, consumerà al massimo 11.000 Watt. La configurazione attuale è composta da 5 server con consumi elettrici di picco di 3.900 Watt e con ancora 35% di risorse di calcolo disponibili.

Senza la necessità di aggiungere nuovi nodi hardware e, quindi senza aumentare i consumi, è possibile soddisfare le nuove esigenze It.

Iperal ha già testato le opportunità della nuova infrastruttura: era necessario attivare 3 nuove applicazioni che richiedevano 5 nuovi server e questo è stato possibile immediatamente. Non è servito acquistare nuovo hardware o effettuare installazioni fisiche con controlli di spazio rack, alimentazioni e cablaggi, tanto meno verificare l'adeguatezza degli impianti di condizionamento, ma è bastato installare 5 nuovi server virtuali. Con la nuova architettura gli assorbimenti elettrici del Ced hanno registrato una riduzione del 30%, che potrà arrivare al 35% dopo aver spento i vecchi server rack e spostato i servizi nel blade.

Virtualizzare significa pure avere maggiore continuità dei servizi, con la possibilità di spostare “a caldo” server virtuali su più server fisici nel caso di interventi programmati e anche per la riassegnazione delle risorse disponibili nel caso di problemi. In tal modo vengono ridotte le attività meccaniche: espansione e gestione avvengono nella maggior parte dei casi a livello dei software, semplificando di molto il processo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here