Stati Generali dell’Expo: Ict grande assente

Nella pletora di interventi alla fine della scorsa settimana, quasi totale l’assenza della vena tecnologica.

Cosa ne sarà dell’abbuffata di interventi che hanno caratterizzato gli Stati generali dell’Expo?

Se da una parte non si può che approvare l’idea formigoniana di dare un risvolto 2.0 alla manifestazione coinvolgendo la città, dall’altra rimane chiaro che la due giorni milanese è solo il punto di partenza di un cammino che deve puntare verso un approfondimento dei temi legati alla manifestazione e dall’altra sull’impatto dell’Expo rispetto a Milano.

Questo significa convegni e manifestazioni che di qui al 2015 chiariscano il significato del titolo dell’evento “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, e dall’altra non l’Expo, come è stato fino a oggi, sia solo materiale per la cronaca dei quotidiani dove si racconta le interminabili liti che fino a oggi l’hanno caratterizzata.

Interventi come quello di Carlin Petrini, che ha chiesto un Lambro pulito per l’Expo (per i non milanesi, il Lambro è un fiume inquinatissimo che scorre in periferia) ricordano questioni aperte che, se risolte come ha promesso la Moratti, lascerebbero alla città un’eredità molto più importante di tanti padiglioni fieristici.
 
Più discutibile invece quell’idea salvifica dell’Expo, affiorata in molti interventi, alla quale si chiede di occuparsi di tutto ciò che non va a Milano e in generale nella società.
I poveri, gli emarginati, il ruolo delle donne, sono tutti temi interessanti ma che poco hanno a che fare con una manifestazione che ha già un tema parecchio impegnativo.

Infine, c’è da rilevare la quasi totale mancanza di una vena tecnologica negli interventi come se questa non fosse la città delle migliaia di imprese Ict.
Eppure anche da una forte iniezione tecnologica nella città dipende il successo dell’Expo e la sua eredità per Milano.

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