Sicurezza a rischio negli smartwatch più popolari

wearables-bannerTanto popolari, quanto poco sicuri. Sono i sei modelli di smartwatch analizzati in una ricerca condotta da Trend Micro in partnership con First Base Technologies per stabilire i maggiori rischi per i consumatori che, a giudicare, dai risultati, non sono pochi.

Che si tratti dell’Apple Watch o di Pebble, del Motorola 360, dell’Lg G Watch, del Sony Smartwatch, del Samsung Gear Live o dell’Asus Zen Watch, il risultato non cambia.
In termini di protezione fisica, nessuno dei dispositivi equipaggiati con l’ultima versione del proprio sistema operativo e associati a iPhone 5, Motorola X e Nexus 5 vanta, infatti, un’autenticazione via password o di altro tipo abilitata di default.

Escluso il dispositivo di casa Apple, che però contiene il volume maggiore di dati sensibili salvati localmente, tutti gli smartwatch analizzati non sono, inoltre, dotati della funzione time-out e prevedono l’attivazione manuale della password premendo un pulsante.

Come se non bastasse, tutti i device presi in considerazione salvano copie locali dei dati, ai quali si può accedere attraverso l’interfaccia se ci si allontana dallo smartphone associato, rendendo i dati accessibili  in caso di compromissione del dispositivo.
Un dato non da poco, se si considera che, eccetto Pebble, tutti i dispositivi salvano le notifiche non lette, così come i dati di fitness e di calendario.

E mentre l’Apple Watch è l’unico wearable che permette di pulire il device dopo una serie di tentativi di login falliti, la funzione “dispositivo di fiducia” di Android, che rimuove il blocco password dello smartphone associato quando i dispositivi sono vicini, potrebbe potenzialmente consentire a chiunque sia in possesso di uno smartphone e di uno smartwatch di accedere a entrambi i dispositivi.

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