Problemi di capitalizzazione

La crisi degli operatori italiani di Ict parte da lontano, da una debolezza strutturale e a volte anche “fisica”. Degl’Innocenti di Ibm riflette su come ci si dovrebbe muovere

Quella di Paolo Degl'Innocenti, direttore dei canali di Ibm,
vuole essere una semplice considerazione, ma la ospitiamo volentieri in queste
pagine intitolate appunto "Detto da voi", perché può
indurre a valide riflessioni. Il suo assunto è «il cliente
sta acquistando»
, ma, analizzando cosa e come, Degl'Innocenti sottolinea
che «si sta investendo a fronte di una forte progettualità».
E continua basandosi su alcuni dati elaborati da Ibm: «Entro il 2008
la vendita di prodotti seguirà una normale richiesta di sostituzione.
Ma questo comparto non è certo destinato a crescere. Anzi, semmai subirà
un leggero calo»
.

Doppio
digit, invece, «per le soluzioni sia di tipo applicativo che infrastrutturale».
La sfida di oggi (senza aspettare il 2008) allora è «fare propri
questi concetti e renderli praticabili»
. Degl'Innocenti non si nasconde
dietro alla pietra lanciata. E allarga il discorso da strategico a strutturale.
«Questa metamorfosi richiede pesanti investimenti e se guardo alla
struttura dei rivenditori italiani rispetto a quelli europei salta all'occhio
che la capitalizzazione delle aziende Ict hanno un bilancio che è inferiore
di almeno un terzo. Questo crea debolezza. Così come rende deboli la
dimensione per fatturato e per addetti che sempre a naso sono più ridotti
del 40/55% rispetto ai rivenditori-colleghi europei».

Il manager
Ibm, ne parlava intervenendo alla conferenza stampa dove Computer Var annunciava
l'acquisizione di Sirio e ovviamente tutto questo discorso fa intendere che quella dell'aggregazione
è una strada neanche tanto velatamente consigliata.

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