Microsoft: accordo raggiunto. Forse

C’è tempo fino a martedì perché tutti gli Stati esprimano il loro parere sull’accordo raggiunto con il Dipartimento di Giustizia Americano. La società non si divide. Restano Explorer e gli altri programmi, ma deve concedere qualcosa sul fronte dei contratti e delle licenze

L’avevano detto: entro il 2 novembre. Ed entro il 2 novembre è stato. Microsoft e il Dipartimento di Giustizia americano hanno raggiunto un accordo nella causa che li contrappone dal maggio del 1998, quando la società di Bill Gates fu accusata di concorrenza sleale e pratiche monopolistiche.
In un verdetto del maggio 2000 – poi sospeso – Microsoft era stata riconosciuta colpevole e le era stato imposto uno scorporo in due aziende, una attiva sul fronte dei sistemi operativi, l’altra su quello degli applicativi.

L’accordo annunciato in questi giorni è tutt’altro che svantaggioso per Microsoft. In sostanza, a meno di colpi di scena che potrebbero venire se qualcuno dei 18 Stati che hanno querelato l’azienda insieme al Dipartimento di Giustizia non dovesse dare la propria approvazione all’intesa, Bill Gates non solo è riuscito ad evitare uno scorporo forzoso della società in due, ma è anche riuscito ad evitare di dover togliere Internet Explorer e altri programmi dal proprio sistema operativo Windows. E, cosa assai più importante, ha evitato che il nuovo Windows Xp fosse in qualche modo toccato dal procedimento.

Naturalmente, la cosa non è avvenuta senza qualche concessione da parte di Microsoft, che ha dovuto accettare la clausola in base alla quale i produttori di computer possono integrare software altrui nel suo sistema, inclusi browser, client di posta, media player e applicazioni di instant messaging. E, per non incappare un’altra volta nell’accusa di concorrenza sleale o di ostruzionismo, la società ha dovuto abolire alcune delle proprie pratiche commerciali più controverse: quella in base alla quale garantisce prezzi migliori ad alcune aziende, impegnandosi dunque a un licensing uguale per tutti per i prossimi cinque anni, e i contratti di esclusiva, in virtù dei quali faceva divieto agli sviluppatori o ai produttori di pc di utilizzare prodotti della concorrenza.

Ma non è tutto. Microsoft deve rendere disponibili i protocolli server, così che i suoi applicativi non si trovino in una posizione di vantaggio rispetto a quelli della concorrenza: e per garantire che ciò accada ha accettato di ospitare per cinque anni nell’headquarter di Seattle tre esperti del ministero, il cui compito sarà proprio quello di verificare che la società fornisca a tutti informazioni sufficienti sui propri sistemi operativi.

Come accennato, però, non è ancora detta l’ultima parola. Il giudice distrettuale Colleen Kollar-Kotelly ha dato tempo fino a martedì 6 novembre ai 18 Stati che si sono uniti al Dipartimento di Giustizia nella causa contro Microsoft per accettare o meno l’accordo. Se qualcuno lo rifiutasse, due sono le possibile alternative: un nuovo accordo oppure l’appello in primavera.

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