In house senza regole

Da Aitech-Assinform si leva la voce contro una realtà che copre il 46% della domanda pubblica a livello locale e il 20% di quella della Pa centrale e non si confronta con il mercato.

Da qualche mese Aitech-Assinform ha levato spesso la voce contro il
fenomeno crescente dell'in house.

In sostanza si tratta di quelle
società di proprietà degli enti locali che prosperano in un mercato captive a
loro riservato, senza confrontarsi con i privati.

Sono società, dice
Assinform, che coprono il 46% della domanda pubblica a livello locale e il 20%
di quella della Pa centrale.
 Inoltre, hanno un costo del lavoro
decisamente più alto rispetto alla concorrenza privata.

Come spesso
succede all'associazione delle aziende Ict, la battaglia fino a oggi non ha
portato alcun risultato.
Documenti e proteste non sono servite a nulla e
anche il ministro Nicolais, nel suo intervento in occasione della presentazione
del rapporto annuale, ha preferito glissare ignorando il tema.

La cosa
non stupisce.

Queste società sono di proprietà degli enti locali che non
hanno nessuna intenzione, se non obbligati, di fare marcia indietro.
E
probabilmente anche il governo non ha nessuna voglia di mettersi a litigare con
le regioni per poche società Ict.

Se esiste una strada, l'antitrust o
l'Europa, per sanare questa piaga, Aitech-Assinform ha tutto il diritto di
percorrerla, ma se ci si limita agli appelli allora ci si può mettere il cuore
in pace.

Finirà come le altre volte in cui Assinform ha chiesto qualcosa
a qualche governo.
Risultato zero.

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