Il telelavoro piace ma le aziende non offrono le tecnologie necessarie

Una ricerca condotta da Benchmark Research e Tns (commissionata da Avaya) presso oltre 500 società attive in Italia, Francia, Germania e Regno Unito ha evidenziato che c’è ancora molta strada da fare per agevolare il lavoro mobile. Italiani fra i più interessati a stare fuori ufficio.

 


Oltre 500 lavoratori appartenenti ad altrettante aziende che operano in Italia, Germania, Francia e Regno Unito rappresentano il campione che ha consentito a Benchmark Research e Tns di elaborare tra marzo e agosto un’analisi (commissionata da Avaya) relativa a nuove attitudini e problematiche del mondo aziendale e dei suoi lavoratori. L’indagine si è, innanzitutto, focalizzata sul lavoro mobile, dal momento che questa pratica è oggetto di crescente interesse da parte dei lavoratori. Il 40% degli intervistati, infatti, vorrebbe poter lavorare lontano dall’ufficio più di quanto sia possibile fare oggi. In molte aziende, però, l’attuazione di questa flessibilità è ancora lontana.


I lavoratori dei quattro Paesi presi in considerazione attribuiscono questa difficoltà alla carenza di policy aziendali adeguate piuttosto che alla mancanza di tecnologie adatte (citata solo da un dipendente su venti). Se, poi, si approfondisce il tema, si scopre addirittura che la metà della media del campione (il 57% in Italia) non può accedere ai messaggi telefonici o alla posta elettronica quando si trova fuori dal proprio ufficio e il 40% afferma di non avere accesso nemmeno ai documenti di cui ha bisogno.


Tra i lavoratori dei quattro Paesi, gli italiani risultano essere i più interessati a lavorare fuori ufficio, e ben la metà degli intervistati vorrebbe poterlo fare, contrariamente ai francesi che risultano amare meno questa pratica (solo un terzo degli interpellati). Più nel dettaglio, nel nostro Paese la percentuale di dipendenti che utilizza il telelavoro è del 56%, seguono a ruota Germania (49%), Francia (44%) e Gran Bretagna (39%). Il fatto che il Regno Unito occupi l’ultimo posto in questa classifica è anomalo se si considera che, nel contesto, questo Paese è il meglio organizzato per implementare politiche di lavoro flessibile, tant’è che il 72% dei lavoratori inglesi è dotato della tecnologia per questo necessaria, contro il 60% dei tedeschi, il 55% degli italiani e il 46% dei francesi.


Un altro problema, che in ambito telelavoro le aziende non possono sottovalutare, è quello legato alla sicurezza. Al fine di non compromettere l’integrità dei dati che sono messi a disposizione degli utenti in remoto è necessario, infatti, che le imprese prendano gli adeguati provvedimenti.


In base ai dati raccolti dall’indagine è emerso che solo in Italia e in Germania c’è una correlazione diretta tra il numero di laptop e di connessioni Vpn (Virtual private network) sicure: il 25% dei dipendenti tedeschi intervistati dispone di un laptop, mentre il 27% ha a disposizione una connessione Vpn. Nel nostro Paese, invece, se il 10% dei dipendenti possiede un laptop, una percentuale di poco superiore può usufruire di una connessione Vpn. Per quanto riguarda le altre due realtà, il valore scende drasticamente. Nel Regno Unito, infatti, il 20% degli intervistati possiede un laptop, ma solo il 10% è dotato di connessione Vpn; in Francia, invece, all’8% degli utenti Vpn si contrappone un 15% di utenti laptop. A detta di Avaya, invece, l’implementazione di una rete Vpn è assolutamente necessaria perché il trasferimento delle informazioni deve essere reso sicuro se si vuole attuare una strategia di lavoro flessibile.


Il laptop, comunque, è solo al secondo posto tra gli strumenti utilizzati per lavorare al di fuori dell’ufficio (indicato dal 60% degli intervistati), mentre il primato assoluto spetta al telefono cellulare (87%). Seguono, poi, il pc (37%), la telefonia fissa (31%) e il palmare (12%).


La ricerca si è, poi, focalizzata su una necessità, questa volta fortemente sentita da tutte le aziende europee coinvolte e, cioè, quella dell’abbattimento dei costi telefonici. In media, infatti, un dipendente trascorre al telefono il 34% di una giornata lavorativa di sette ore, vale a dire più di 567 ore all’anno.


Alla luce di questa constatazione, le Pmi, con una percentuale quasi doppia rispetto a quella delle grandi imprese (41% contro 23%), hanno, addirittura, dichiarato che le spese derivanti dalle comunicazioni telefoniche sono l’area principale nella quale è necessario ridurre i costi. A tal fine, aiuterebbe la già citata infrastruttura Vpn che consente, appunto, di utilizzare in piena sicurezza la telefonia Ip, tecnologia che, trasmettendo sulla stessa linea dati e telefonate, permette di tagliare le spese. Altri benefici potrebbero derivare dall’utilizzo di mezzi di comunicazione sostitutiva come, per esempio, la posta elettronica, con le principali applicazioni business.


L’Italia, alle prese con le difficoltà derivanti dal periodo di forte ristagno economico, ha compiuto grandi sforzi per riuscire a ridurre le spese attraverso un uso più morigerato del telefono. Questa politica è stata adottata dal 45% delle nostre aziende, rispetto al 36% di quelle francesi e a un quarto circa delle imprese tedesche e britanniche.

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