I mali della Pa italiana: otto mesi per pagare le imprese

Le più colpite dai ritardi sono le Pmi dei servizi informatici, come denuncia Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici

La media è sconfortante: 233 giorni (otto mesi) per i pagamenti della Pubblica amministrazione alle imprese italiane. Tanto impiega il settore pubblico per saldare i debiti con i suoi fornitori di servizi ad elevato contenuto tecnologico. La media europea è notevolmente inferiore, 57 giorni come ricorda Ennio Lucarelli, vice presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici. Il ritardo della nostra Pa sta continuando a crescere: +5% nel 2007 e +10% nel 2008 secondo gli ultimi dati disponibili. L’allarme arriva da una ricerca condotta sul tema proprio da Confindustria. La cifra totale che la Pa dovrebbe sborsare per saldare tutti i debiti sfiora ormai i cinque miliardi di euro, di cui 1,6 per il settore delle tecnologie informatiche.

Troppi colli di bottiglia
«Le misure governative finora adottate, appaiono ancora incapaci d’invertire questo pauroso trend negativo», ha commentato Lucarelli, rilanciando la palla alle istituzioni per ottenere «interventi urgenti per normative più rigide, fatturazione elettronica, cessione del credito». Le più colpite dalla negligenza pubblica sono le Pmi dei servizi informatici, dove i costi del personale incidono in modo assai elevato sulle forniture. La Pubblica amministrazione funziona con troppi colli di bottiglia: procedure farraginose, mancato passaggio alla documentazione elettronica, burocrazia inefficiente. Dove sono finite, si chiede Lucarelli, le norme per sveltire i pagamenti?

Varie le misure suggerite da Confindustria: indennizzi forfettari, l’obbligo per la Pa d’inserire nei bilanci gli interessi calcolati sulle singole fatture, fatturazione elettronica per velocizzare tutte le operazioni contabili e facilitare il recupero dei crediti. Quest’ultimo è un aspetto particolarmente controverso: «Risulta che siano ancora pochi gli accordi conclusi dalla Sace con gli istituti di credito per lo smobilizzo dei crediti vantati dalle aziende, quindi sono scarse le risorse disponibili», aggiunge Lucarelli.

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