Flessibile. Una parola che piace agli italiani

Un’indagine promossa da Avaya analizza la propensione dei dipendenti europei (italiani inclusi) nei confronti del lavoro flessibile. Disposti anche a riduzioni di stipendio, purchè flessibile sia.

Secondo uno studio commissionato da Avaya e condotto da Dynamic Markets su un campione di oltre 3.500 lavoratori di aziende di sei Paesi (Francia, Germania, Italia, Russia, Spagna e Regno Unito) il lavoro flessibile presenta numerosi vantaggi, sia per quanto riguarda il mantenimento dei livelli occupazionali, sia per quanto riguarda la conciliazione di impregni personali e lavorativi, senza per questo mettere in discussione qualità e quantità del lavoro svolto.

In particolare, per quanto riguarda l'Italia, l'82% degli interpellati è convinto che il lavoro flessibile possa contribuire ad un rafforzamento del mercato del lavoro, mentre il 33% ritiene che i lavoratori flessibili possano far risparmiare denaro alle aziende, visto che queste figure non sono costantemente presenti in ufficio.

Elevata (48%) è anche la percentuale di coloro che ritiene che i lavoratori flessibili siano più produttivi, mentre il 37% ritiene che questa categoria si impegni ancora più a fondo durante l'orario di lavoro.

A livello europeo, il 95% dei dipendenti ha un'opinione positiva del lavoro flessibile, ma sono convinti che solo alcuni fattori possano essere determinanti per portare i datori di lavoro a implementarlo: aumento della produttività (59%), volontà di mantenere attive anche le risorse talentuose alle prese con impegni famigliari (59%), riduzione dei costi (oltre il 50% dei rispondenti).

In realtà, si sottolinea nella ricerca, il timore di una certa riluttanza da parte del management aziendale a concedere il lavoro flessibile, sembra del tutto infondato, dal momento che ”il 55% dei senior manager ritiene che i lavoratori flessibili siano più produttivi, e il 52% sostiene che essi dedichino più impegno al lavoro”.

Più fondate sono invece le perplessità legate agli aspetti legislativi. Tuttavia, numerosi (66%) sono coloro che si dicono pronti a supportare un approccio flessibile al lavoro, in presenza di nome ad hoc che lo regolino.
Addirittura l'81% sarebbe disposto ad accettare una riduzione di stipendio a fronte della possibilità di lavorare flessibilmente.

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