Eredi Hp contro la fusione

I figli di William Packard si opporranno, con la forza dei 100 milioni di azioni in loro possesso, alla fusione annunciata. Sarà vera crisi?

Opposizione al piano di fusione. La faranno gli eredi del co-fondatore di Hewlett Packard, William Packard, che hanno dichiarato che voteranno contro la proposta di merge con Compaq. I tre figli di William, Walter, Eleanor e Mary, e la fondazione di famiglia si opporranno dunque alla proposta, forti dei 100 milioni di azioni Hp in loro possesso, che corrispondono al 5% dell’intero capitale sociale.

Sicuramente questa opposizione da sola non varrà l’inficiamento di tutto il processo ormai avviato, ma non servirà nemmeno a favorirlo. Tantopiù che l’opposizione arriva in un momento in cui molte società di analisi stanno sollevando una serie di perplessità sull’opportunità di portare a termine l’accordo, evidenziandone un impatto economico tutt’altro che trascurabile. In particolare si sottolinea come, poiché il protocollo di intesa prevede uno scambio azionario, con le ultime vicissitudini di Borsa il valore complessivo dell’operazione non sarebbe più nell’ordine dei 25 miliardi di dollari a suo tempo annunciati, ma sarebbe ormai sceso a poco più di 21 miliardi di dollari.

Ma cosa contesta William Packard, per altro membro del board direttivo di Hp? Due i punti cruciali. In primo luogo Packard sostiene che l’intesa finirebbe per aumentare in modo troppo rilevante l’esposizione di Hp sul mercato dei pc, che sta in questo momento attraversando una fase di estrema difficoltà. In secondo luogo, i servizi, al momento della firma descritti come elemento chiave dell’intesa, non sono ritenuti quelli davvero interessanti per lo sviluppo di Hp. Compaq, secondo il parere di William Packard, sarebbe eccessivamente concentrata sull’outsourcing e la consulenza.

Non mancano valutazioni di altra natura, che finiscono per toccare in modo diretto anche Carly Fiorina: in particolare, William Packard sostiene che l’eccessiva focalizzazione sulla fusione da completare stia tenendo i vertici aziendali un po’ troppo lontani da un mercato sul quale si stanno giocando partite tutt’altro che facili.

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