Censura in Cina: cosa fanno i produttori di pc?

Per i big player Usa un dilemma: perdere quote di mercato in Cina o l’immagine in Patria?

Mancano pochi giorni, ormai, all'entrata in vigore della nuova legge che regola la commercializzazione di pc in Cina.

A partire da quella data, infatti, tutti i personal computer dovranno installare un software di controllo che sulla carta dovrebbe servire a limitare il traffico e lo scambio di contenuti pronografici, ma che nella sostanza ha tutte le caratteristiche dello strumento per controllare le abitudini di navigazione dei cittadini.

A fronte di queste imposizioni, interessante è cercare di capire quali sono le decisioni dei big player americani, anche se la maggior parte degli osservatori si dice convinto che i più semplicemente aspetteranno l'ultimo minuto, per inviare i software ai loro centri di distribuzione per la preinstallazione.

Finora, va detto, non ci sono particolari proteste formali: gran parte del lavoro si sta svolgendo nelle retrovie, con aziende come Hp e Dell (quelle che più rischierebbero quote di mercatose scegliessero di non ottemperare alla richiesta e che andrebbero incontro a danni di immagine in patria se lo facessero) a far azioni di lobby presso il Governo statunitense.

Ma se non ci sono proteste ad alta voce, altrettanto non vi sono voci di adesione.
Finora, l'unico player ad aver pubblicamente ammesso la propria disponibilità a installare il software di controllo è Acer, che sostiene di essere pronta a ottemperare alle regole cinesi, così come aderisce alle leggi di qualsiasi Paese sul quale decide di operare commercialmente.

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