Business continuity, lo stato dell’arte in Italia

Una recente ricerca dice che in Europa ci è superiore solo il Regno Unito in fatto di sensibilità verso le soluzioni per il ripristino delle attività di rete.

Una ricerca commissionata da Citrix alla società Coleman Parker per valutare la percezione della Business continuity presso le aziende europee ha stabilito che il nostro è il secondo paese, dopo il Regno Unito, ad attuare piani di ripristino delle funzionalità aziendali in caso di disastro tecnico, naturale o provocato dall'azione umana, precedendo Irlanda, Spagna e Germania.

La ricerca ha avuto luogo lo scorso novembre 2005 ed è stata condotta in sei paesi: Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Irlanda. La base dati è stata raccolta tra un campione di aziende medio-grandi, nelle quali l'istituto ha effettuato 100 interviste a manager in ruoli senior, in particolare i responsabili dei sistemi informativi.

Dalla ricerca emerge che la maggior parte delle aziende europee riconosce nel piano di Business continuity una delle priorità aziendali, in assenza della quale, nel caso di un evento imprevisto, le conseguenze sull'attività quotidiana, la performance e la profittabilità aziendale sarebbero pesanti. Questo sul piano delle intenzioni: nella realtà, numerose aziende europee non pongono questo strumento strategico in cima alla lista delle priorità esecutive. Inoltre, i piani di Business Continuity in atto nelle aziende risultano frammentari e poco strutturati, offrendo solo linee guida principali ma non tutti gli strumenti davvero utili per ripristinare il business in caso di calamità.

La presenza di un piano di Business continuity aziendale è percepito di importanza fondamentale in caso di fallimento dei sistemi It, con conseguente perdita di produttività dello staff lavorativo e di dati aziendali importanti, rispetto ad esempio altre tipologie di minacce come gli attacchi terroristici, danno o collasso di edifici o di parte dell'attrezzatura aziendale, crash del mercato o perdita di clienti. Un trend che si può evidenziare in caso di uffici inagibili è quello secondo cui la maggior parte delle aziende italiane utilizzerebbe prevalentemente server di backup o la Webmail, e in misura minore Pda, Blackberry, e altri strumenti di lavoro remoto. Un modello simile esiste anche nel Regno Unito, in Irlanda e Spagna, dove però le aziende sono molto inclini ad adottare l'uso di mobile working tool in percentuale maggiore.

In Europa, circa metà delle aziende medio-grandi del campione ha in atto un piano di Business continuity da almeno 4 o 5 anni, mentre una minoranza (circa un terzo in Italia, un quarto in Francia e Spagna e un quinto nel Regno Unito) ha messo in atto un piano di Business continuity solo negli ultimi uno o due anni.

Per quasi tutte le aziende europee intervistate il data recovery e il backup sono un elemento importante del piano di Business continuity, che deve anche tutelare dalle intrusioni e dal furto di dati aziendali cruciali.

Per le aziende italiane e inglesi, in particolare, tale piano deve contenere l'evenienza per lo staff di poter utilizzare l'attrezzatura e la strumentazione con cui lavorare in caso di impossibilità d'accesso agli uffici anche se questo aspetto viene visto ovunque come importante.
Una delle principali differenze evidenziate dalla ricerca nei vari paesi è legata al management che ha responsabilità per i piani di Business continuity, sia a livello di contenuti sia di implementazione.

In Italia, ma anche in Spagna e in Francia, l'It Director ha un ruolo fondamentale nella pianificazione del contenuto e nell'implementazione del piano di Business continuity, come anche l'It manager. Nel Regno Unito e in Irlanda è invece il Ceo ad avere un ruolo fondamentale sia a livello di pianificazione e contenuto sia di implementazione.

La ricerca ha rivelato anche come per le aziende italiane le normative influiscano sulla presenza di piani di Business continuity di più rispetto alle aziende degli altri paesi, e come le aziende italiane non ancora provviste di un piano di Business continuity ne attribuiscano la renitenza all'incidenza dei costi elevati.

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