Eolo: a 5G serve un approccio neutrale e pragmatico

Eolo_sedePer un operatore come Eolo, che ha adottato in rete geografica i paradigmi NFV e SDN già a partire dal 2015 allo scopo di aumentare il livello di affidabilità della rete e di efficienza nell’uso delle risorse, con un ridotto time to market per l’introduzione di nuovi servizi di connettività, il 5G è semplicemente la naturale evoluzione di una rete wireless.

A sostenerlo con convinto pragmatismo è Giacomo Bruzzi, Chief Technology Officer dell’Internet service provider italiano, secondo cui, «nello sviluppo di queste reti, che rappresentano una grande opportunità per l’intero Paese, è importante concentrarsi sulla qualità delle prestazioni offerte ai clienti e non sulla tecnologica utilizzata».

Un appunto non da poco quello di Bruzzi, attento a osservare come: «Se il 5G wireless verrà interpretato solo come mobile, come sembrano voler fare gli operatori mobili, ne risulteranno beneficiati i pochi fortunati che vivono nei grandi centri urbani, mentre resteranno tagliati fuori tutti quei piccoli e medi centri, 6.950 comuni del cluster C e D, vale a dire il 37 per cento dell’intera popolazione italiana, che già con estremo ritardo hanno visto arrivare la banda larga a casa loro».

Il lato democratico della tecnologia 5G

Da qui l’esigenza di utilizzare una tecnologia come il 5G, che sulla carta promette un nuovo modello TLC wireless in grado di offrire più banda trasmissiva all’utente finale, più efficienza nell’uso delle risorse spettrali ed energetiche, minore latenza di trasmissione, funzionalità evolutive di Network Function Virtualization e Software-Defined Networking, nonché elevata scalabilità e resilienza, per servire nel modo più efficace tutti i territori del nostro Paese.

Con in serbo una serie di progetti in dirittura di arrivo, ma sui quali Eolo mantiene il più stretto riserbo, l’azienda di telecomunicazione con 300 dipendenti a Busto Arsizio (VA), è all’opera per migliorare ulteriormente l’efficienza spettrale sul 5GHz e il deployment di una nuova tecnologia di rete a 28GHz. «Quest’ultima – ci spiega Bruzzi – consentirà di portare servizi a 100 Mbps anche nei territori che verranno sistematicamente ignorati nei piani di investimento degli operatori fissi e mobili».

Dopo aver acquisito di recente dal MISE i diritti d’uso per 224MHz di spettro radio a 28GHz su scala nazionale, con un investimento di 10 milioni di euro, Eolo risulta ora impegnato proprio nel deployment di questa nuova tecnologia senza, però, perdere di vista gli investimenti in fibra ottica, «che sono, e diventeranno sempre più, un abilitatore per gestire capacità di banda maggiore e, quindi, servizi sempre migliori per i nostri clienti».

Attento all’applicazione del paradigma SDN non solo alle reti mobili ma anche a quelle fisse, di tipo wireless o wireline, per il CTO di Eolo il sillogismo 5G = rete mobile è, infatti, fortemente riduttivo e rischia di creare un nuovo digital divide tra i chi abita nei centri urbani più grandi e il resto del Paese.

«Al contrario – sottolinea –, per chi come noi ha adottato il paradigma SDN per mezzo di piattaforme hardware standard, con funzionalità software tailor-made sviluppate internamente e controllate centralmente da sistemi anch’essi sviluppati in-house, qualsiasi modifica, aggiunta, evoluzione alle funzionalità di rete può essere implementata rapidamente con un grado di reliance minimo rispetto ai vendor tradizionali di tecnologia».

In tal senso, a partire dal secondo semestre di quest’anno, le tecnologie “5G” di EOLO saranno in grado di erogare agli utenti servizi di connettività con una velocità pari a 100Mbps in download e 50Mbps in upload. «Nella nostra roadmap – conclude il manager – il primo punto sarà offrire sempre più banda in modo sempre più stabile: un must soprattutto per il successo globale del video streaming. Da qualche tempo stiamo, inoltre, lavorando per la realizzazione di servizi IoT, ma restiamo con il piede alzato dall’acceleratore. Al momento, infatti, la cosiddetta banda 868 MHz utilizzata in tutto il mondo per questo tipo di servizi, in Italia non viene messa a disposizione per uso pubblico». In altre parole, per un operatore di telecomunicazioni tale spettro non è utilizzabile per realizzare coperture Internet of Things da rendere disponibili al mercato dei cosiddetti operatori “verticali”, ossia l’ecosistema di sviluppatori e produttori che stanno lavorando alle applicazioni e ai device specifici per l’IoT.

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