Vichiana

Microsoft-Yahoo è un ricorso storico.

Per noi vichiani, cioè quelli che la teoria delle analogie storiche se la portano convinti in tasca come una volta si faceva con il calendario del barbiere, c’è un che di ricorrente in quanto accaduto la scorsa settimana a Redmond.

Per spiegarlo facciamo un salto indietro nel tempo, a dodici anni fa, quando Bill Gates, allora in sella operativamente a Microsoft ebbe l’umiltà, la lungimiranza e l’abilità imprenditoriale di focalizzare la sua azienda su Internet, dalla sera alla mattina.
Umiltà perché ammise di aver snobbato il fenomeno.

Lungimiranza perché ci fece anche un libro, “The road ahead”, le cui previsioni si sono in buona parte avverate.

Abilità imprenditoriale perché cambiò pelle a Microsoft in meno di una settimana.
Fu la prima rivoluzione Internet di Microsoft, che da poco aveva rilasciato un sistema operativo destinato a lasciare il segno nel mondo, Windows 95.

Nel 2007 Microsoft ha rilasciato Vista, altro sistema operativo di svolta, e a distanza di un anno ha fatto capire quali sono i volani di Internet che le interessano: il motore di ricerca sommata la pubblicità online.

Ora lo fa con la forza del denaro, ma il modo in cui lo ha formalizzato fa tornare alla mente la repentinità di un tempo. Invero stavolta la decisione è più covata: l’amministratore delegato Steve Ballmer ha rivelato che da un anno e mezzo saltuariamente parla con Yahoo della possibilità di unire le forze. Poi, una notte di una settimana fa alza il telefono e chiama Jerry Yang, dicendogli, “che ne dici di 44 miliardi di dollari per la tua società?”.

Apriti cielo. Ma per chi ne ha voglia, è ancora così che si fanno le rivoluzioni: a sorpresa e di notte.

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