Gli uomini dell’Associazione Italiana Infrastrutture Critiche discutono della governance dei network, oramai transnazionali.
La Commissione Ue sta emanando una direttiva per armonizzare strategie, regole e comportamenti nella gestione di reti e infrastrutture che hanno abbattuto le frontiere nazionali, passando da uno Stato all’altro. Alla consultazione dei 27 solo tre membri non hanno risposto, tra cui l’Italia.
Per le infrastrutture critiche da noi la competenza non è unica, ma frammentata per settori. Fino al maggio 2006 al Ministero per l’Innovazione Tecnologica operava il Gruppo di lavoro per le infrastrutture critiche, guidato dal colonnello Vincenzo Merola, che ha prodotto un libro bianco sul settore. Ma il cambio di legislatura ha modificato lo scenario.
Così il Gruppo di lavoro si è costituito in Aiic-Associazione Italiana Infrastrutture Critiche, presieduta da Salvatore Tucci (per conto della Presidenza del Consiglio), per alimentare la cultura della gestione e la ricerca accademica applicata a questi sistemi.
Dal convegno sul “Governo e sicurezza delle grandi reti tecnologiche ed energetiche”, promosso da Enea, Politecnico di Torino e appunto Aiic, è emersa l’esigenza che sia costituita una Authority nazionale per la sicurezza e la protezione delle infrastrutture critiche, ben vista dagli iscritti all’Aiic, che in un sondaggio all”84% hanno reputato “indispensabile” che ogni Paese costituisca una struttura unica di coordinamento; il 23% la vede appannaggio del Dipartimento per la Protezione Civile, il 15% della Presidenza del Consiglio dei Ministri; il 12% al Ministero dell’Interno. Il 64% dei membri Aiic ritiene la Direttiva Ue «estremamente utile consentendo una maggiore e più corretta attenzione ai problemi, ai quali attualmente è posta scarsa considerazione».
Roberto Setola, segretario generale dell’Aiic, ricorda che anche a causa delle minacce terroristiche, il governo e la sicurezza delle grandi reti tecnologiche ed energetiche sono la sfida per la società del terzo millennio.
Per Sandro Bologna dell’Enea è necessario guardare a queste infrastrutture critiche in maniera sistemica e non più settoriale perchè il malfunzionamento di una sola rete ha immediate ripercussioni sulle altre.
Per Luisa Franchina, dirigente del Dipartimento della Protezione Civile, l’Italia in sede Ue non ha ancora identificato chi deve essere a livello di sistema Paese il punto di contatto nel Sistema di Allerta Nazionali, previsto dalla Direttiva Ue.
Eppure, per Alberto Franchi di Finmeccanica in Italia la tecnologia e le professionalità ci sono. Manca però la volontà politica di investire in questo settore, mentre i gestori hanno solo l’interesse di soddisfare gli azionisti, più che i clienti. Invece la politica deve imporre le regole e mettere a disposizione le strutture e le piattaforme adeguate. Che equivale a dire che se non si realizza l’Authority l’aspetto tecnologico non potrà sostenere la sicurezza (delle persone e tecnologica).
Franco Fiumara del Gruppo Ferrovie dello Stato lamenta la mancanza di un corretto rapporto tra pubblico e privato, mentre Damiano Toselli di Telecom Italia rileva come manchi un supporto istituzionale e gli operatori delle grandi infrastrutture sono lasciati soli sia nella definizione di una strategia di sicurezza che nell’affrontare i costi della sua realizzazione.





