Uno studio di Idc e Bsa quantifica in 6mila posti di lavoro il beneficio di una minima riduzione della pirateria in Italia.
Oltre 600 mila nuovi posti di lavoro, 141 miliardi di fatturato e 24 di apporto alle finanze statali (stime in dollari) al mondo. Queste le previsioni che emergono dalla ricerca internazionale di Idc sulla pirateria software, nel caso questa diminuisse del 10% nei prossimi quattro anni. Lo studio, effettuato in 42 paesi, è stato diffuso da Bsa, (Business Software Alliance) organizzazione senza scopo di lucro che dal 1988 combatte la duplicazione illegale degli applicativi.
Nello specifico i risultati italiani della ricerca, ottenuti dalle interviste fatte a circa 400 imprese, rivelano che il 51% dei software installati sui pc nel 2006 erano privi di licenza, quota ben superiore alla media europea che sfiora il 34%.
«Se anche da noi – annuncia Luca Marinelli presidente di Bsa Italia – si riducesse la contraffazione in questo settore del 2,5% l’anno, nei prossimi anni, avremmo più di 6mila nuovi impieghi nelle aree di produzione, implementazione, distribuzione software e un contributo di quasi 2,8 miliardi di euro alla crescita della nostra economia».
Altra questione emersa dallo studio, è che la pirateria in Italia riguarda soprattutto le aziende, non solo l’utente finale. «Il nostro è un problema soprattutto culturale – sottolinea Antonio Romano, direttore generale di Idc Italia e Iberia -. Dobbiamo promuove una maggiore etica e cominciare a dare alla frode It lo stesso peso che diamo a quella dell’industria discografica e della pelletteria».
Le attività di Bsa per quest’anno, infatti, sono volte principalmente a migliorare la coscienza sociale mediante campagne di comunicazione per le aziende, oltre che a formare le forze dell’ordine e a spingere il governo verso un rinnovo legislativo in questo ambito.
«Quando un paese si impegna per ridurre la contraffazione – conclude Marinelli – ne derivano vantaggi sostanziali per tutti, un ambiente commerciale più sicuro e benefici tangibili sia per il settore pubblico, che per le economie locali».





