Dal punto di osservazione di chi si occupa di nuove tecnologie questo rimane un paese immobile.
Spesso quando ci si incontra per la presentazione dei dati Assinform la battuta che gira fra i giornalisti è che, alla fine, basta prendere l’articolo scritto lo scorso anno, o anche negli anni precedenti, cambiare le cifre e siamo posto.
Perché visto dal punto di osservazione di chi da qualche anno si occupa di nuove tecnologie questo rimane un paese immobile.
Le medie imprese acquistano Ict e crescono le piccole molto meno, il consumer va a mille, le tlc sono in frenata e per quanto riguarda la Pubblica amministrazione è meglio lasciar perdere.
Il vertice di Assinform continua a lamentarsi per le società di proprietà degli enti locali che lavorano nell’Ict e crescono invece di ridursi e Giancarlo Capitani, che da anni realizza il rapporto con la sua Netconsulting implora il governo che verrà che bisogna dare il via a grandi progetti.
Lo schema è questo e non è certo colpa di Lucarelli, presidente Assinform, o di Capitani se si dicono le stesse cose.
E’ il Paese che da questo punto di vista appare immobile. Anche il circuito messo in moto per sostenere l’innovazione esiste e in certi casi funziona anche ben, la massa delle aziende rimane estranea.
E’ anche per questo, forse, che in tanti si attaccano a Industria 2015.
Lo ha fatto Montezemolo e anche Lucarelli chiedendo che il prossimo governo non lo cancelli (evidentemente nel caso vinca Berlusconi) e che anzi gli dia ulteriore spinta. Come ha detto Alberto Piantoni, amministratore delegato di Bialetti e Project leader di Industria 2015 per quanto riguarda le tecnologie per il made in Italy, “Industria 2015 è il primo vero programma italiano di politica industriale”.
Vera o no questa affermazione è il caso di andare avanti per vedere se qualche cosa di muove.
Così la prossima volta da Assinform magari si sentirà qualcosa di nuovo.





