Un cronometro per tenere sotto controllo l’innovazione

Da Confindustria e CNA nuovi strumenti per monitorare il sistema Paese e incoraggiare le spinte innovative.

FERRARA – Un’Italia che cresce ma non abbastanza. Un’Italia che sembra perdere il passo nella competizione globale. Un’Italia priva di progetti coerenti di rinnovamento. Sotto i riflettori, nella sessione di apertura dell’edizione 2008 di Ict Trade a Ferrara, non il canale, non i fornitori, ma l’intero sistema Paese.

Lo evidenzia con chiarezza Pietro Varaldo, direttore generale dell’area Servizi Innovativi e Tecnologici di Confindustria: “L’Italia presenta un gap significativo rispetto all’Europa. Noi abbiamo cercato di misurarlo e abbiamo messo a punto uno strumento che abbiamo definito “cronometro dello sviluppo”, attraverso il quale creiamo delle griglie di valutazione sulla base di 13 indicatori parametrati rispetto al Pil. Tra questi compaiono il numero di laureati rispetto alla popolazione e il numero dei laureati in materie scientifiche, il valore aggiunto dei servizi, le percentuali di occupati con contratti a tempo determinato, o ancora la spesa pubblica in beni e servizi intermedi. La sintesi estrema è che per ogni punto di Pil, quello italiano contiene il 20% in meno di innovazione, istruzione, ricerca e sviluppo rispetto agli altri Paesi europei”.

Il quadro non è confortante, visto che i ritardi, secondo Varaldi, sono nella liberalizzazione dei mercati al superamento dell’ih house. dall’eccessivo numero di società pubbliche alle troppe stazioni appaltanti (sono oltre 20.000), fino ad arrivare al fenomeno dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione con l’inevitabile effetto valanga sull’intero sistema.
Non che la situazione sia priva di soluzioni, per fortuna.
Varaldo parla di una revisione della PA, virata verso modelli di management che valorizzino meritotocrazia, interoperabilutà, outsourcing (ora inferiore al 5%) e che mettano al centro la misurazione della soddisfazione del cittadino cliente. Parla di una nuova regolamentazione del mercato del lavoro basata su flex security, qualità dei risultati, articolati contrattuali nuovi, nuove infrastrutture di rete e tecnologiche. Parla, soprattutto, di un nuovo ruolo al mondo dei servizi a valore, l’unico in grado di portare le vere spinte innovative al Paese.

Gli fa eco, in questa disamina, Gianfranco Granara, presidente CNA e terziario avanzato, che punta a una valorizzazione delle competenze e delle specializzazioni. “Fondamentale è innescare un processo di formazione e certificazione continua nel settore, che vada oltre le singole proposte delle società fornitrici. È un processo che vorremmo mutuare da altre associazioni, come quelle dei fotografi, e che ci aiuta a dimostrare l’adeguamento e la crescita continua nel settore”.

In uno scenario non proprio confortante, Granara lancia il messaggio di conforto: “Non siamo soli. Ci siamo resi conto che soprattutto quando si parla di piccole e medie imprese, i problemi sono identi a livello paneuropeo. Per questo motivo, nell’ambito della Ueapme (European Association of Craft, Small and Medium-sized Enterprises) abbiamo dato vita a un tavolo paneuropeo che verifica i problemi comuni alle pmi, per fare leverage sulla Ue e mettere in rete le problematiche delle diverse imprese. Un esempio? La fatturazione elettronica, che presto richiederà normative e standardizzazione europee”.

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