Tellabs, ordine fra le reti

La società, da poco in Italia, propone ai carrier integrazione e QoS.

Parlano direttamente con i carrier telefonici, non per niente la filiale italiana è a Roma, vicinissima a laboratorio Telecom con cui hanno una collaborazione di lunga data.


Tellabs è una società americana, di stanza vicino a Chicago, che da trent’anni, produce apparati per reti fisse e wireless fatturando nel 2004 1,2 miliardi di dollari.


L’offerta ora si è concentrata nell’integrazione dei servizi VoIp, Internet su banda larga e IpTv, il cosiddetto “triple play”.


Più in particolare, le considerazioni di Tellabs partono dall’analisi delle reti presenti attualmente in Europa e in Italia. «Siamo di fronte a una situazione di forte eterogeneità – afferma Stephen M. McCarthy, vicepresidente esecutivo della divisione Global Customer Sales & Service – in cui sono richiesti apparati che consentano lo sfruttamento delle diverse tecnologie ma, allo stesso tempo, senza buttare via le vecchie infrastrutture».


Così, Tellabs propone la linea AssureEthernet e MultiservicePLuS, e in particolare in Italia punta sui multiservice router 8800 e nel managed edge system 8600 che si occupano di far comunicare i servizi attualmente presenti su Atm o su altri standard verso reti ethernet «e garantendo il giusto livello di servizio – puntualizza Roberto Cepparotti, responsabile di Tellabs Italia – senza interruzioni o ritardi di segnale». Alle due linee si aggiunge la linea di apparati Tellabs IntegratedMobile che, ancora una volta, si occupa di fare ordine tra i diversi segnali wireless (Gsm, 3G e Umts per esempio).


Insieme a Cepparotti in Italia lavorano altre due persone con pure funzioni di consulenza e commerciale, «mentre per il supporto tecnico sfrutteremo uno dei nomi più noti che girano nell’ambito Telecom»– prevede Cepparotti. Difficile giustificare con un solo cliente, benché importante come Telecom Italia, l’apertura di una sede italiana. Infatti, Cepparotti conta di ampliare il suo portafoglio ma con i dovuti distinguo.


«Le vicissitudini finanziarie di Albacom prima e di Wind ora – afferma – ci fanno spostare l’attenzione verso altri player come Fastweb, per esempio».

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