SpikeSource entra nel vivo

La nuova società di Kim Polese propone uno stack per l’interoperabilità dei componenti opensource. Più servizi.

Entra nel vivo l’offerta di SpikeSource, la startup creata da Kim Polese e Ray Lane dedita all’interoperabilità del software opensource con le piattaforme d’impresa.


Ora SpikeSource è in grado di offrire più di una cinquantina di componenti opensource interoperabili, che insieme costituiscono il Core Stack, asset management e servizi complementari, a un mercato fatto di applicazioni enterprise.


L’attività di brokeraggio di componenti open integrate di SpikeSource, proposta come un servizio con tanto di assistenza 27×7, richiama quella già in essere presso realtà open e votate al supporto come Jboss e MySql.


La differenza che fanno emergere Polese e soci è l’orizzontalità della proposta di SpikeSource. Mentre Jboss, dicono è focalizzata sull’application server e MySql sul database, SpikeSource si occupa del fattore “interoperabilità” delle applicazioni open, e quindi si rivolge a un piano infrastrutturale, anziché meramente applicativo.


Il metodo per farlo, seguito dalla società, è la conduzione continua di test di combinazioni di componenti opensource in forma di stack, abbinandoci servizi e supporto tecnico fruibili dalle aziende clienti.


SpikeSource ha anche lanciato un programma per Isv che consente agli sviluppatori di provare il funzionamento delle proprie applicazioni con il Core Stack, facendo test che, fra l’altro, potranno essere pubblicati a beneficio della comunità.

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