Social Sparks 2026 ha portato nella sede di VEM sistemi a Forlì quasi 69 studenti di cinque scuole superiori del territorio per una giornata dedicata a comunicazione etica, innovazione, intelligenza artificiale e progettazione collaborativa. La seconda edizione del progetto ha trasformato l’headquarter dell’azienda in un laboratorio di idee, mettendo in dialogo scuola, impresa, università, istituzioni e realtà del territorio attorno a una domanda concreta: come usare la tecnologia per creare esperienze culturali più accessibili, coinvolgenti e socialmente responsabili.
L’iniziativa è stata promossa dall’Istituto Professionale Ruffilli insieme a VEM sistemi e all’agenzia di comunicazione PubliOne, con la mentorship dell’associazione Alumni UNIBO del Campus di Forlì e il supporto del Comune di Forlì. A partecipare sono stati studenti dell’Istituto Professionale Ruffilli, dell’Istituto Tecnico Pascal, del Liceo Canova, dell’Istituto Tecnico Marconi e del Liceo Morgagni, suddivisi in team misti e affiancati da mentor universitari e professionisti.
Il progetto si inserisce in un anno particolarmente significativo per VEM sistemi, che nel 2026 celebra il proprio quarantesimo anniversario. L’azienda ha scelto di legare questa ricorrenza anche alle nuove generazioni, coinvolgendo gli studenti in una sfida pensata per valorizzare creatività, capacità progettuale e uso consapevole degli strumenti digitali.
Social Sparks 2026 mette l’AI al servizio della cultura e della comunicazione responsabile
Il tema dell’hackathon, intitolato “AI-RTIFICIO”, ha preso ispirazione dalla mostra “Barocco. Il grande teatro delle idee”, ospitata ai Musei San Domenico di Forlì, e dall’eredità culturale del Barocco. Nel Seicento, il Barocco veniva interpretato anche come una grande macchina della meraviglia, capace di stupire il pubblico attraverso arte, spettacolo, artificio scenico e coinvolgimento emotivo.
Da questo punto di partenza, gli studenti sono stati chiamati a immaginare una nuova esperienza museale contemporanea per i Musei San Domenico. L’obiettivo era costruire un percorso capace di mettere in relazione passato e futuro, tradizione artistica e innovazione tecnologica, trasformando la mostra da semplice oggetto di contemplazione a esperienza immersiva, interattiva e più vicina al linguaggio delle giovani generazioni.
Il riferimento all’intelligenza artificiale non è stato trattato come elemento decorativo o puramente tecnologico, ma come leva progettuale. I ragazzi hanno lavorato su idee e campagne pensate per diventare esperienze o installazioni reali, con attenzione alla scalabilità, all’impatto comunicativo e alla responsabilità nell’uso degli strumenti digitali.
La scelta del tema è rilevante perché porta l’AI fuori dalla retorica astratta e la colloca in un contesto educativo e culturale. Gli studenti non sono stati chiamati semplicemente a “usare” l’intelligenza artificiale, ma a riflettere su come possa contribuire a rendere un’esperienza museale più comprensibile, partecipativa e attrattiva senza perdere il legame con il contenuto storico e artistico.
Design thinking, team misti e confronto con i professionisti
Nel corso della giornata, i partecipanti hanno lavorato con metodologie di design thinking, sviluppando proposte in gruppi misti e confrontandosi con mentor universitari e professionisti del settore. Questo approccio ha permesso di simulare dinamiche vicine al mondo del lavoro: analisi del problema, generazione di idee, selezione delle soluzioni, prototipazione concettuale e presentazione finale.
Il valore dell’iniziativa sta anche nella composizione dei team. Mettere insieme studenti provenienti da istituti diversi consente di far emergere competenze e punti di vista differenti, elemento essenziale quando si lavora su progetti di comunicazione, cultura e innovazione. Non è solo una competizione creativa, ma un esercizio di collaborazione tra profili, sensibilità e linguaggi diversi.
La fase conclusiva ha previsto la presentazione dei progetti elaborati e la premiazione delle proposte ritenute più efficaci e originali. In giuria erano presenti rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale, associativo e professionale: Paola Casara, assessora del Comune di Forlì con deleghe alle Politiche per l’educazione e l’istruzione e per lo sviluppo economico del territorio; Loris Zanelli, CEO di PubliOne; Davide Stefanelli, presidente di VEM sistemi; Gianni Lombardi della BCC Ravennate Forlivese Imolese; Francesco Ferro, founder di Romagna Digital Valley; Luca Foschi, consigliere dell’Associazione Morgagni Malattie Polmonari di Forlì; Marco Mulana dei Laboratori Aperti; e Gianluca Camporesi, fotografo e videomaker.

La presenza di una giuria così articolata conferma la natura multidisciplinare di Social Sparks. Il progetto non guarda solo alla tecnologia, ma al rapporto tra comunicazione, formazione, territorio, cultura, impresa e responsabilità sociale. È un’impostazione coerente con una fase in cui le competenze digitali non possono essere separate dalla capacità di leggere contesti, pubblici e impatti.
VEM sistemi collega il quarantesimo anniversario al dialogo con le nuove generazioni
Per VEM sistemi, ospitare Social Sparks rappresenta un modo concreto per rafforzare il dialogo tra scuola, territorio e impresa. L’azienda, nata quarant’anni fa da una visione imprenditoriale orientata al futuro, lega il proprio anniversario a un progetto che guarda alle competenze delle nuove generazioni e al loro ruolo nei processi di innovazione.
Il messaggio è chiaro: la tecnologia non è soltanto infrastruttura, prodotto o servizio, ma anche cultura progettuale. Incoraggiare gli studenti a usare strumenti digitali e intelligenza artificiale in modo consapevole significa prepararli non solo a entrare nel mondo del lavoro, ma anche a comprenderne le trasformazioni.
L’edizione 2026 ha coinvolto inoltre AMMP, Associazione Morgagni Malattie Polmonari, BCC Ravennate Forlivese e Imolese, Romagna Digital Valley, Laboratori Aperti, Arca, Group Italia e Materia, con il patrocinio del Comune di Forlì, della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e della Regione Emilia Romagna.
Questa rete di soggetti rende Social Sparks un progetto territoriale nel senso più concreto del termine. Non un evento isolato, ma un’iniziativa che prova a connettere scuole, università, imprese, associazioni, istituzioni e luoghi della cultura intorno a un obiettivo comune: offrire ai giovani esperienze pratiche in cui innovazione e responsabilità non siano concetti separati.
Comunicazione etica e AI diventano competenze formative
La comunicazione etica è uno dei punti più interessanti del progetto. In un contesto in cui l’intelligenza artificiale rende più semplice produrre contenuti, immagini, testi e narrazioni, diventa ancora più importante educare alla qualità del messaggio, alla responsabilità delle scelte creative e alla consapevolezza degli strumenti.
Per gli studenti, lavorare su un tema come “AI-RTIFICIO” significa confrontarsi con una doppia sfida. Da un lato, usare la tecnologia per amplificare l’esperienza culturale. Dall’altro, evitare che l’innovazione diventi puro effetto scenico, privo di contenuto o scollegato dal valore della mostra e del patrimonio artistico.
Il richiamo al Barocco funziona proprio perché mette in relazione due epoche apparentemente distanti. Allora la meraviglia passava attraverso architettura, teatro, pittura, prospettiva e artificio scenico. Oggi può passare anche attraverso AI, interazione, ambienti immersivi e contenuti digitali. La questione non è sostituire il patrimonio culturale con la tecnologia, ma usare la tecnologia per costruire nuove forme di accesso e partecipazione.
In questo senso, Social Sparks 2026 mostra una direzione utile per l’educazione all’innovazione. Le competenze digitali diventano più solide quando vengono applicate a problemi reali, con vincoli, obiettivi, interlocutori e responsabilità. È in questo passaggio che scuola e impresa possono trovare un terreno comune: non formazione astratta, ma esperienza progettuale.







