
“Il commercio sta entrando in una nuova fase, in cui le persone passano sempre più spesso dalla scoperta all’acquisto all’interno di una singola conversazione. Con l’agentic commerce, Shopify sta estendendo la propria infrastruttura per rendere possibile questa evoluzione su scala, offrendo ai merchant gli strumenti per operare nei nuovi canali guidati dall’intelligenza artificiale”.
Così Paolo Picazio – Country Manager Italia di Shopify – inquadra la strategia presentata dalla piattaforma in occasione di NRF 2026, il principale evento mondiale dedicato al retail e alle tecnologie per il commercio, organizzato ogni anno a New York. Il punto non è l’apertura di un nuovo canale, ma una trasformazione più profonda: rendere l’acquisto un’azione eseguibile direttamente da agenti di intelligenza artificiale, capaci di interpretare un intento, valutare opzioni ed eseguire transazioni complete per conto dell’utente.
Dalla conversazione all’acquisto: il cambio di paradigma dell’agentic commerce
Shopify costruisce su questo scenario la propria strategia sull’agentic commerce, spostando il baricentro dell’e-commerce dall’estensione dei canali alla ridefinizione dell’infrastruttura. L’acquisto non viene più trattato come un flusso separato, ma come un’azione nativa dell’interazione con sistemi di intelligenza artificiale. In questo modello, la conversazione diventa l’interfaccia primaria e l’agente l’esecutore dell’azione.
Il cambiamento è prima di tutto architetturale. I flussi di commercio tradizionali sono stati progettati per essere attraversati da persone; gli agenti AI richiedono invece semantiche esplicite, operazioni deterministiche e regole chiaramente negoziabili. È su questo scarto che Shopify interviene, lavorando non sul frontend, ma sui fondamenti del commercio digitale.
Universal Commerce Protocol, il linguaggio comune dell’agentic commerce
Al centro di questa trasformazione c’è Universal Commerce Protocol (UCP), uno standard aperto co-sviluppato con Google per stabilire un linguaggio comune tra agenti di intelligenza artificiale e sistemi di commercio digitale. L’obiettivo è collegare in modo standardizzato le superfici conversazionali — come motori di ricerca AI e assistenti generativi — ai back-end commerciali dei merchant, rendendo possibile un’esperienza di acquisto end-to-end interamente all’interno della conversazione.
Universal Commerce Protocol non è concepito come un’API aggiuntiva o come un adattatore tra sistemi esistenti, ma come uno standard di base per rendere il commercio interoperabile con gli agenti AI. La sua progettazione parte dall’assunto che il commercio, per funzionare in modo affidabile nelle esperienze conversazionali, debba essere espresso attraverso primitive comuni, operazioni standardizzate e meccanismi di estensione controllata.
Il primo livello è quello delle primitive universali, pensate per garantire interoperabilità nel tempo e tra contesti diversi. Tra queste rientra la negoziazione dinamica delle capacità, che consente a merchant e agenti di dichiarare in modo esplicito quali funzionalità sono supportate, evitando integrazioni rigide o presupposti impliciti. Il protocollo prevede inoltre meccanismi di versioning e compatibilità evolutiva, che permettono di introdurre nuove funzionalità senza interrompere le integrazioni esistenti.
Su queste fondamenta si innestano le operazioni standardizzate, che coprono i workflow centrali del commercio digitale. Universal Commerce Protocol formalizza processi come la discovery dei prodotti, la costruzione del carrello, il checkout, la creazione dell’ordine e le fasi post-acquisto. Questi flussi non sono descritti come sequenze di interazioni di interfaccia, ma come operazioni esplicite, progettate per essere invocate direttamente da un agente AI.
Un elemento distintivo è la presenza delle estensioni di capacità, che consentono di supportare personalizzazioni complesse senza compromettere l’interoperabilità. Funzionalità come sconti avanzati, programmi fedeltà, sottoscrizioni, regole di evasione, politiche di reso o logiche di fulfillment specifiche possono essere esposte come estensioni dichiarate e negoziate, mantenendo una base comune condivisa.
Sul fronte dei pagamenti, l’impostazione è aperta e non prescrittiva. Universal Commerce Protocol non vincola merchant e agenti a un singolo processore o wallet, ma consente di negoziare i metodi supportati, includendo soluzioni come Shop Pay (sviluppata dalla stessa Shopify), Google Pay e altri strumenti compatibili. L’obiettivo non è standardizzare il pagamento in sé, ma garantire che il passaggio dal commercio alla transazione avvenga in modo coerente e integrabile con i sistemi finanziari esistenti.
Il protocollo è inoltre neutrale rispetto al trasporto. Può operare su REST, GraphQL, JSON-RPC e modelli agent-to-agent, fino all’integrazione con sistemi di scambio di contesto come il Model Context Protocol. Questa flessibilità evita vincoli architetturali e consente di adottare UCP sia in ambienti tradizionali sia in sistemi nativamente agentic.
UCP è inoltre pensato per operare all’interno di un ecosistema di protocolli specializzati che coprono funzioni complementari dell’agentic commerce. In particolare, si affianca a standard dedicati alla gestione dei pagamenti e allo scambio di contesto tra agenti. Sul fronte delle transazioni, il riferimento è all’Agent Payments Protocol (AP2), che affronta temi come autenticazione, autorizzazione e instradamento dei pagamenti quando l’operazione economica viene eseguita da un agente AI per conto dell’utente. In questo schema, Universal Commerce Protocol descrive in modo standardizzato cosa viene acquistato e a quali condizioni, mentre protocolli come AP2 si occupano di come il pagamento viene autorizzato ed eseguito in modo sicuro. Un secondo ambito riguarda lo scambio di contesto operativo tra agenti, coperto da iniziative come il Model Context Protocol (MCP), che consente di trasferire informazioni sulla conversazione, sulle preferenze dell’utente e sugli obiettivi in corso tra agenti specializzati. Universal Commerce Protocol si inserisce quindi come strato di commercio all’interno di un’architettura modulare, in cui contesto, acquisto e pagamento restano separati ma interoperabili.
Sono previsti anche meccanismi di fallback ed escalation, che consentono il passaggio a operatori umani o flussi alternativi quando un agente non è in grado di completare un’operazione in autonomia. All’interno di questa architettura rientra anche il concetto di embedded commerce, in cui il checkout non rappresenta più una fase separata, ma una capacità incorporabile direttamente nell’esperienza conversazionale, con continuità tra interazione e transazione.
Nel complesso, Universal Commerce Protocol rende il commercio esplicito, negoziabile e interoperabile, trasformandolo in una capacità nativa degli agenti di intelligenza artificiale senza rinunciare a controllo, estendibilità e solidità industriale.
A rafforzare questa impostazione contribuisce anche la natura stessa del progetto: Universal Commerce Protocol è co-sviluppato da Google, Shopify, Etsy, Wayfair, Target e Walmart, insieme a un ecosistema più ampio di retailer, piattaforme tecnologiche e operatori dei pagamenti coinvolti nell’adozione e nell’evoluzione dello standard.
Accanto a questo gruppo fondatore, il progetto coinvolge un più ampio ecosistema di retailer, marketplace e brand globali che partecipano all’adozione e alla validazione dello standard in scenari reali di commercio digitale. Tra questi rientrano realtà come Best Buy, Carrefour, Zalando, The Home Depot, Lowe’s, Macy’s, Kroger, Gap, Ulta, Chewy e Flipkart, a testimonianza di un interesse trasversale che copre settori e modelli di business differenti.
Un ruolo chiave è svolto anche dai provider di pagamenti e servizi finanziari, coinvolti per garantire che i flussi agent-driven possano integrarsi con i sistemi di transazione esistenti in modo sicuro e interoperabile. In questo ambito partecipano Visa, Mastercard, PayPal, Stripe e Adyen, insieme a operatori fintech internazionali come Ant International.
Nel complesso, la composizione dei contributor evidenzia l’ambizione di Universal Commerce Protocol di affermarsi come standard industry-wide, costruito con il contributo diretto di piattaforme tecnologiche, grandi retailer e attori finanziari, piuttosto che come iniziativa proprietaria di un singolo vendor.
Vendere direttamente dentro le piattaforme AI
Su queste fondamenta Shopify introduce integrazioni che consentono ai merchant di vendere direttamente all’interno delle principali piattaforme di intelligenza artificiale, portando il commercio nativamente nelle esperienze conversazionali. Il commercio nativo su Google AI Mode in Search e nell’app Gemini sarà disponibile prossimamente e permetterà di completare l’intero processo di acquisto all’interno della conversazione, con checkout integrato.
Shopify annuncia inoltre un aggiornamento dell’integrazione con Microsoft Copilot, che abilita Copilot Checkout, una nuova esperienza di pagamento integrata che consente agli utenti di acquistare direttamente all’interno di Copilot. A queste iniziative si affianca il supporto già attivo per ChatGPT, completando la copertura delle principali superfici AI consumer.
Tutte queste integrazioni vengono gestite in modo centralizzato dal Shopify Admin attraverso gli Agentic Storefronts, che consentono ai merchant di configurare una sola volta dati di prodotto, regole commerciali e preferenze di vendita, distribuendoli automaticamente su tutte le piattaforme AI supportate.
Agentic plan e Shopify Catalog: configurare una volta, distribuire ovunque
Con il nuovo Agentic plan, Shopify apre per la prima volta il proprio Shopify Catalog anche ai brand che non utilizzano Shopify come infrastruttura per il commercio. I merchant possono inserire i propri prodotti nel Catalog — una raccolta di miliardi di prodotti arricchiti e standardizzati tramite modelli linguistici avanzati — e renderli disponibili sui canali AI, sulla Shop app e su tutti i futuri partner del Catalog.
Grazie agli Agentic Storefronts, i dati di prodotto vengono configurati una sola volta e distribuiti automaticamente su ChatGPT, Microsoft Copilot, Google AI Mode e Gemini, riducendo drasticamente la complessità operativa e garantendo coerenza semantica tra piattaforme diverse.
La prospettiva economica globale dell’agentic commerce
Le implicazioni di questa trasformazione emergono anche nelle previsioni degli analisti. Morgan Stanley Research stima che gli agenti di acquisto basati su intelligenza artificiale potrebbero generare tra 190 e 385 miliardi di dollari di spesa nell’e-commerce statunitense entro il 2030, arrivando a rappresentare tra il 10% e il 20% delle vendite online.
Su scala globale, McKinsey & Company prevede che i modelli di commercio orchestrati da agenti AI potrebbero generare fino a 3–5 trilioni di dollari di vendite annuali entro il 2030, trasformando il percorso d’acquisto da una sequenza di clic e pagine a un flusso guidato dall’intento, dalla conversazione e dalla capacità degli agenti di eseguire azioni complete.
In questo scenario, Universal Commerce Protocol assume un ruolo che va oltre la singola innovazione tecnologica. La definizione di un linguaggio comune tra agenti AI e infrastrutture commerciali diventa una condizione abilitante per governare la transizione verso un commercio sempre meno interfaccia-centrico e sempre più protocol-driven. È su questo terreno che Shopify prova a posizionarsi come uno degli snodi infrastrutturali del commercio digitale nella prossima fase della sua evoluzione.







