Se la Pa decide di misurarsi responsabilmente

Due parole chiave, per arrivare ai fatti.

Nel fiume di parole che sono senz'altro scorse durante il Forum PA di
Roma, due sono emerse su tutte: responsabilità e di misurabilità, associate per
altro all'agire dei dipendenti e all'operato dell'Amministrazione stessa. Due
parole che diventano, è questa la speranza, simbolo di una nuova strada forse
intrapresa dalla Pubblica Amministrazione.

La
Pubblica Amministrazione prende atto pubblicamente, come sottolineato da
Beatrice Magnolfi, sottosegretario di Stato del ministero per le Riforme e le
Innovazioni nella Pa, dello scollamento esistente con i cittadini, stanchi non
solo delle lunghezze, dei ritardi e delle inefficienze, ma anche di rapporti
sempre intermediati e spesso insoddisfacenti.


E'
una presa di coscienza non da poco, che sembra andare oltre le parole di
circostanza.


Perché Magnolfi, e molti altri con
lei, prendono atto che la tecnologia non è una panacea, non è una soluzione,
soprattutto che non serve né deve servire a fare cose vecchie in modo
nuovo.

Il paradigma sembra cambiare.


La tecnologia appare oggi alla Pubblica Amministrazione non
più e non semplicemente come uno strumento attraverso il quale migliorare dei
processi, ma come uno strato soggiacente il cambiamento.


Parla di Web 2.0, la Pubblica Amministrazione di oggi.
Parla di rapporti non mediati. Parla di partecipazione, divari digitali
permettendo.


E chiede conto ai propri addetti dei
passi avanti e dei risultati, rispolverando un concetto di meritocrazia da molto
tempo abbandonato. Il nuovo asse è la misurabilità che, finalmente, sembra la
chiave per spostare l'attenzione dalle parole ai fatti.

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