Dopo tante parole i primi segnali incoraggianti. Ma è importante favorire l’unione tra imprese.
Il martellamento pare sia servito. Dopo mesi di appelli a “fare sistema”,
“innovare”, “Cina come opportunità e non solo come pericolo” qualcosa si è
mosso. L’azienda Italia ha ricominciato a marciare, anche se i tassi di crescita
non sono favolosi. Ma se prima si parlava di declino oggi si parla di “fase
momentanea di calo dell’economia”. Una fase dovuta, secondo alcune ricerche, al
fatto che le “nostre imprese non erano assolutamente preparate all’euro”
.
Mentre da una parte si speculava sull’arrivo della
nuova moneta (mille lire un euro) dall’altra l’industria italiana in versione
Bella addormentata non capiva che l’era della svalutazione era finita. Che
adesso bisognava fare sul serio, che il gioco stava diventando duro.
Lo shock è stato brutale, la paura tanta, ma se anche il
tessile (uno dei settori più a rischio) offre buoni segnali vuole dire che molti
imprenditori hanno tirato fuori le unghie e sotto pressione, una specialità
tipicamente italica, stanno dando il meglio.
Il
merito è soprattutto delle medie imprese, mentre le piccole arrancano. Un
segnale in più della necessità di misure che permettano di costruire imprese più
grandi favorendo l’unione tra aziende.
Il nostro obiettivo , salvo pochi
casi isolati, è la media impresa visto che, come disse un docente della Bocconi
“Siamo geneticamente incapaci di costruire grandi imprese”.
Certo che farebbe piacere sentire un paio di paroline di autocritica da
parte degli industriali.





