Se il Cfo guarda il mondo

L’illuminante serenità di chi ha buoni conti.

Nel secondo trimestre Microsoft ha fatturato oltre 16 miliardi di dollari, migliorandosi del 30% rispetto all’anno precedente. Meglio sono andati gli utili, cresciuti dell’80%.

Belle cifre, che hanno superato le previsioni, segno che la società ha venduto tanto, ma anche che il Cfo (Chief financial officer), Chris Liddell, ha lavorato bene, per esempio differendo, lo scorso anno, 1,6 miliardi dal bilancio in relazione al ritardo nel rilascio del nuovo sistema operativo.

A Liddell hanno chiesto se l’enfasi data ai buoni conti del trimestre abbia qualche attinenza con il periodo instabile delle borse e anche se ci sia qualche timore in più del normale legato al momento, si dice, pre-recessivo, dell’economia americana.

La risposta è stata armonica: la causa non è mai una sola;

Microsoft va bene perché lavora con molti prodotti, ma anche su molti mercati; e se l’economia americana dovesse rallentare troppo, non deve dimenticarsi che ormai fa il 60% del proprio business oltre i confini. La sintesi: viva la globalizzazione dei mercati.

A un altro Cfo di un’altra società che ha i propri prodotti in ogni angolo del globo, Peter Oppenheimer di Apple, hanno chiesto cosa ha intenzione di fare con i 18 miliardi di dollari in cash che si trova a gestire. Lui ha detto che gli piace averne in cassa più che non averne, giusto per essere flessibile per poter fare quello che ritiene meglio per la sua società.

Come acquistare, verbo ormai in disuso dalle parti di Cupertino. Che potrebbe voler dire acquistare una società (magari una start up), ma anche azioni, cioè riacquistare le proprie, approfittando proprio della congiuntura borsistica al ribasso.
Nel qual caso la sua sintesi sarebbe la stessa del collega di cui sopra.

Due bei casi di America che, in difficoltà, guarda al mondo, mentre noi stiamo sempre li a guardare l’America, sia che le cose vadano bene, sia che vadano male.

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