L’acquisizione di VMware da parte di Broadcom ha cambiato profondamente gli equilibri del mercato della virtualizzazione, spingendo molte aziende a riconsiderare le proprie strategie infrastrutturali. In questo scenario Sangfor si propone come alternativa consolidata e completa. Ne parliamo con Simone Protano, Senior PreSales Manager di Sangfor Technologies Italia.
L’acquisizione di VMware da parte di Broadcom quanto ha accelerato la ricerca di alternative e come si è posizionata Sangfor?
L’acquisizione di VMware da parte di Broadcom ha sicuramente accelerato in modo significativo la ricerca di soluzioni alternative, soprattutto tra le medie imprese e nel segmento enterprise. In questo contesto Sangfor può essere una soluzione valida, grazie a una presenza consolidata sul mercato e a un’offerta in grado di coprire un ampio spettro di esigenze infrastrutturali.
Non si tratta di una soluzione nata per cogliere un’opportunità contingente: la nostra piattaforma è matura e consente di affrontare scenari che vanno dalla virtualizzazione più semplice fino agli ambienti più complessi, rappresentando una valida alternativa all’ecosistema VMware.
Sangfor propone sia soluzioni 3-tier sia infrastrutture iperconvergenti (HCI). Per chi vuole migrare da VMware oggi, qual è il percorso consigliato?
La nostra scelta di offrire entrambe le opzioni nasce dall’esigenza di garantire la massima flessibilità alle aziende, soprattutto in un momento in cui il costo dell’hardware rappresenta un elemento importante nelle decisioni di investimento.
Chi desidera contenere i costi può adottare la virtualizzazione tradizionale 3-tier e continuare a utilizzare l’infrastruttura esistente senza sostituire immediatamente l’hardware. Quando invece è prevista una revisione più ampia dell’architettura IT, l’iperconvergenza rappresenta, a nostro avviso, la soluzione che offre il maggior valore aggiunto in termini di semplicità gestionale, integrazione e continuità operativa. Inoltre, la possibilità di utilizzare il Memory Tiering rappresenta un’ottima opzione per salvaguardare i costi della parte hardware senza danneggiare le performance.
L’approccio migliore dipende quindi dalle esigenze specifiche dell’azienda, dal budget disponibile e dal livello di rinnovamento tecnologico che si intende affrontare.
Gartner ha riconosciuto Sangfor come Representative Vendor nel 2025. Oltre al risparmio economico, qual è il vero elemento distintivo della vostra proposta?
Il principale elemento distintivo è la maturità della nostra offerta. Sangfor è presente sul mercato italiano da quasi dieci anni e non rappresenta una risposta improvvisata ai recenti cambiamenti del settore.
Inoltre, non ci limitiamo a offrire una piattaforma di virtualizzazione: mettiamo a disposizione un ecosistema in grado di coprire numerose funzioni infrastrutturali che in passato molte aziende affidavano a VMware, soprattutto nel segmento delle piccole e medie imprese.
Il riconoscimento di Gartner conferma proprio questa capacità di proporre una piattaforma completa, affidabile e consolidata, capace di accompagnare le organizzazioni nei loro percorsi di evoluzione tecnologica.
Virtualizzazione tradizionale o passaggio diretto all’HCI: per le PMI italiane nel 2026 qual è la scelta più razionale?
Molto dipende dalla situazione di partenza dell’azienda. Se si sta affrontando un vero cambio di paradigma tecnologico, ritengo che l’iperconvergenza rappresenti la scelta più razionale. Anche configurazioni HCI a due nodi, come quelle proposte da Sangfor, consentono di ottenere livelli di business continuity più completi e strutturati rispetto ai sistemi tradizionali.
Se invece esistono vincoli di budget o non è ancora possibile intervenire sull’hardware, la virtualizzazione classica rimane una soluzione valida per accompagnare una fase di transizione. La direzione, però, è chiara: l’HCI offre benefici concreti e rappresenta un’evoluzione naturale dell’infrastruttura IT aziendale.
